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sabato 4 settembre 2010
 
 

 
Presentazioni    

 

LA DESTRA DELLE LIBERTA'

PRESENTAZIONE DEL LIBRO DI JOSE' MARIA AZNAR 

con J.M. Aznar, Gianfranco Fini, Fabio Torriero

 


Lettere ad un giovane spagnolo

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diretto da Fabio Torriero

La Destra
    delle libertà
 
  
     
 
 

Lo scaffale    

 

 

 

 
 
Prefazione di Vittorio Feltri

 

La destra non ha bisogno di rinunciare alla propria "anima" per risultare credibile. La schizofrenia della sinistra non la riguarda. Postcomunisti, neosocialisti e neolaburisti sono costretti a faticosi esercizi di equilibrismo, tra pragmatismo e ideologismo, per non essere travolti dalla modernizzazione. Il risultato è l'immobilismo, in Italia come nel Vecchio Continente. Il rischio è la decadenza. Dalla necessità di reagire a questa decadenza nasce la rivoluzione blu, la rivoluzione dei partiti liberali e conservatori che puntano a riconquistare il governo d'Europa. Il libro propone diversi itinerari in questo processo etico-politico e lancia un manifesto culturale per una destra protagonista delle trasformazioni storiche in corso.
 

Curiosità
 
 Il Tempo del 27 ottobre 2009
 “La superiorità etica… della sinistra” di Fabio Torriero
 
...
 
Il Ministro della Difesa Ignazio La Russa cita durante la trasmissione Ballarò del 27 ottobre 2009 proprio questo articolo contro una sinistra che "MARRAZZO-LA MALE"
 
Guarda e ascolta...
 
 
 
 
 
Editoriali    

 

 

 

DAGOSPIA 20 luglio 2010

 

SINISTRATI D’ITALIA - "Solo sognando Silvio moribondo/risorgono i defunti gabbamondo" - TRAVAGLIO: “TRA GRILLO E DI PIETRO SCELGO FINI” SU LA DESTRA DELLE LIBERTA' - IL D’ALEMA-PENSIERO SE NE VA IN BARCA - VELTRONI HA TROPPO TEMPO LIBERO - POST-BERSANI: VENDOLA NON BASTA PER CDB - "oggi salto tutte le pagine di giornale in cui si parla di processi, appelli e ricorsi in cassazione. m’è rimasta da leggere solo la pagina sportiva (e nemmeno tutta)"... 1 - UN MORIBONDO PER I GABBAMONDO


Ruggero Guarini per "Il Foglio" - Solo sognando Silvio moribondo/risorgono i defunti gabbamondo
Ruggero Guarini 2 - IL D'ALEMA-PENSIERO SE NE VA IN BARCA...
Da "il Giornale"
A pensar male si fa peccato ma spesso ci si azzecca, dice Giulio Andreotti. E Massimo D'Alema, che il divo Giulio lo ha ben conosciuto, dovrebbe saperlo. Baffino non si stupirà quindi se la notizia che la Fondazione che lui dirige, «Italianieuropei», va in vacanza per tutta l'estate ha suscitato più di un pensiero malevolo. La «serrata» ha fatto pensare ai maligni che di chiusura più o meno definitiva si tratti, considerato che D'Alema è stato eletto presidente della Feps, la Foundation for european progressive studies. Infatti il segretario di «Italianieuropei», Andrea Peruzy, si è affrettato a precisare: «Italianieuropei chiude... solo per l'estate». Excusatio non petita...


2 - VELTRONI FA LO 007 E «INDAGA» DELL'UTRI SUL DOSSIER PASOLINI...
Da "Il Giornale"
D'Alema in barca Marcello Dell'Utri dica la verità. Che sia scomoda oppure drammatica, liberatoria, lapalissiana, sporca e però pur sempre pura e semplice, la verità. Dell'Utri Marcello la dica, una volta per tutte. La questione è delicata ancorché importante, e magari non ne va del bene della Repubblica, ma lo stesso gli italiani hanno il diritto di sapere, soprattutto in tempi in cui l'attualità ci mette di fronte ad assalti giudiziari al governo e logge segrete.
Il senatore dica dunque la verità su quel testo che qualcuno gli ha mostrato e che svela finalmente tutto.
Veltroni al Mare Parola di Walter Veltroni. Il fu primo leader del Pd oggi politico disoccupato e novello investigatore, a Dell'Utri non le manda a dire, e infatti alla trasmissione "Complotti" su La7 dice: su quel dossier che svela finalmente tutto sulle morti di Pasolini e di Mattei e sulla sparizione di Mauro De Mauro, Dell'Utri dica la verità: «Chi glielo ha fatto vedere?». Quando si dice avere troppo tempo libero.


3 - VENDOLA NON BASTA, CDB MEDITA DI SCALARE IL PALAZZO CON EZIO MAURO...
Da "Il Foglio"
Corsa a ostacoli. Nichi Vendola pensava che la sua discesa in campo sarebbe stata molto più facile di quello che si sta rivelando. Innanzitutto il governatore pugliese faceva grande affidamento sulle sue capacità mediatiche, ma ha dovuto constatare con amarezza che alla sua tre giorni pugliese giornali, giornalisti e televisioni non abbondavano. Vendola puntava poi sulla costruzione di un rapporto solido con Carlo De Benedetti, giacché l'Ingegnere, bene o male, dà ancora lui le carte e la patente di leader nel centrosinistra.
Nichi Vendola Il suo interlocutore, però, si è mostrato alquanto cauto e Vendola ha tratto l'impressione che De Benedetti potrebbe puntare a far scendere in campo un personaggio della società civile (anche lo stesso direttore di Repubblica) piuttosto che un politico.
Infine, il presidente della regione Puglia non è riuscito a risolvere la questione dei rapporti con il Partito democratico. Pier Luigi Bersani, com'è noto, gli è ostile. Walter Veltroni, che inizialmente simpatizzava per lui, sembra essersi raffreddato. Massimo D'Alema ha dichiarato urbi e orbi che lui l'"Obama bianco" non lo vuole assolutamente.Così adesso Vendola si trova spiazzato e in cerca di una sponda di centrosinistra almeno nel nord, in cui fatica a penetrare con le sue fabbriche. Di qui i sondaggi su Sergio Chiamparino. Ma il sindaco di Torino, cui non dispiacerebbe affatto tentare l'agone della politica nazionale, appare piuttosto restio a farsi coinvolgere in un'avventura i cui contorni sono al momento molto molto incerti.

 


4 - TRAVAGLIO A "LA DESTRA DELLE LIBERTA': "TRA GRILLO E DI PIETRO SCELGO FINI"
In un'intervista al bimestrale "La Destra delle Libertà" diretta da Fabio Torriero, alla domanda "per chi voterebbe se dovesse scegliere tra Antonio Di Pietro, Beppe Grillo e Gianfranco Fini", il giornalista del "Fatto Quotidiano" risponde: "Alle amministrative, in Piemonte, ho votato il candidato alla Regione dei grillini e come lista quella di Di Pietro. Se Fini fosse il leader del centrodestra ed un governo di centrosinistra mi avesse deluso non avrei nessuna difficoltà a votarlo. Ma se rimane capo di un piccolo movimento alleato di Berlusconi, ovvio che no". E aggiunge: "Sono sempre stato un liberale di destra e in mancanza di liberali conservatori ho scelto i più anti-berlusconiani. Nel 96' votai la Lega. Ai tempi Bossi chiamava il Cavaliere mafioso".
E se Fini un giorno le chiedesse di candidarsi? Pronta la risposta: "Adoro il mio mestiere e non lo cambierei per niente. Me lo ha già chiesto Di Pietro un paio di volte e ovviamente gli ho detto di no".

 

 

5 - IO, CONTRO BERLUSCONI. MA SENZA URLARE
Francesco Piccolo per "l'Unità"
In questa settimana, Di Pietro ha lanciato due messaggi dai giornali: quando Cosentino si è dimesso, ha subito urlato, entusiasta: ora il sì all'arresto! Nei giorni successivi, a proposito della cosiddetta P3, ha chiesto al Pd di unirsi al suo partito per chiedere la sfiducia in Parlamento. In Italia l'opposizione a Berlusconi è così concepita: se chiedi la sfiducia in Parlamento, sei moderato fino ai limiti della connivenza.
Se urli che devono andare tutti in galera, puoi avere la tessera di socio sostenitore dell'antiberlusconismo. E allora come deve fare chi (come me) vuole mandare a casa un governo implicato in questioni spaventose, e però non fa parte della sua formazione e della sua storia urlare che li vuole vedere tutti in galera?
FRANCESCO PICCOLO Mettiamo che un parlamentare, un assessore, un ministro, due - mettiamo che perfino il capo di un governo si riveli un farabutto. A me interessa che lui e gli altri vengano spazzati via per sempre dalla vita politica. Se poi passeranno il resto dei loro giorni in una residenza sul mare o nel chiuso di una cella, sono fatti loro e della giustizia italiana. A me non riguardano. Questo vuol dire non essere abbastanza antiberlusconiani? E va bene, non lo sarò quanto serve, chi se ne frega.
Un giorno ho fatto un esperimento. Ho detto: oggi salto tutte le pagine di giornale in cui si parla di processi, appelli e ricorsi in cassazione. È stata un'esperienza molto difficile, perché di alcuni quotidiani m'è rimasta da leggere solo la pagina sportiva (e nemmeno tutta).

 

IL TEMPO DELLE PAROLE (IL TEMPO) di Martedì 6 luglio 2010

 

DALLA CULTURA DEL FARE A FACCIO TUTTO IO

 

Le parole della politica. Questa settimana “il Tempo” ha scelto quelle più roventi


GHE PENSI MI. E’ l’ultima declinazione della “cultura del fare” berlusconiana. Dal fare… “come ti pare”, al “faccio tutto io”. E ci sembra giusto. La maggioranza sta implodendo e c’è bisogno di una nuova “spinta propulsiva”.
PACS-DICO. Si tratta di una vera e propria eterogenesi dei Fini. La legge sulle coppie di fatto l’avrebbe dovuta fare il centro-sinistra, quando era al governo, invece corre il rischio di farla il centro-destra. Il presidente dei deputati del Pdl Fabrizio Cicchitto, forte del richiamo che il Cavaliere ha indirizzato a Fini (“tradimento”), ha dichiarato senza mezzi termini: “O si definiscono in modo serio i termini di una convivenza fondata su atteggiamenti positivi e costruttivi, oppure sarà più ragionevole definire una separazione consensuale”. E’ l’equivalente politico dei Pacs. A questo punto, non era preferibile che il matrimonio tra Fini e Berlusconi, fosse stato celebrato in chiesa? Almeno i due avrebbero avuto, secondo la legge italiana, tre anni per pensarci, prima del divorzio. Giusto gli anni per arrivare a fine legislatura e preparare le tanto sospirate riforme.
CORRENTOCRAZIA. Gaetano Quagliariello, vice capo gruppo del Pdl al Senato, l’ha coniata nuova di zecca. Un tempo c’erano le correnti interne ai partiti, poi le componenti, oggi le finte fondazioni. Ma come conciliare la leaderocrazia con la democrazia? Ecco la sua ricetta ideologica: “Col Pdl siamo andati oltre la partitocrazia, non vorrei che ora si arrivasse alla correntocrazia”. Ergo per Quagliariello il pluralismo interno ai partiti è partitocrazia”.
200 ANNI. Umberto Bossi ha scoperto il segreto dell’immortalità. Ma quale guerra di “successione” al suo trono, semmai -  ha detto – guerra di “secessione”, se la Lega non porta a casa nemmeno il federalismo fiscal-demaniale. E lui non cederà mai lo scettro: “Io vivrò fino a duecento anni”. Si è berlusconizzato. Il governo può stare tranquillo.
STAMPA-ESCORT. Dalla stampa-informazione alla stampa-spettacolo. Roberto Natale, presidente nazionale della stampa, si è arrabbiato. Alla giornata di resistenza civile contro la legge anti-stampa, è apparsa Patrizia D’Addario, la nota escort, “venuta per farsi pubblicità”. 
FATA MORGANA. La moda dei trans sta approdando anche a destra. La trans-destra ha fatto rima l’altra settimana con il consigliere provinciale del Pdl (subito sospeso) Pier Paolo Zaccai che, imitando Piero Marrazzo, ha festeggiato a notte fonda con dei trans (capeggiati dal viados brasiliano Morgana), consumando droga e, valore aggiunto di destra, improvvisando un comizio dal balcone (un vizio per la destra con origini missine). Morale, il consigliere è stato sottoposto a trattamento sanitario obbligatorio, gli è stata tolta la pistola, e imbottito di valium. Sostanza che, date le fibrillazioni bipolari, dovrebbe essere distribuita gratuitamente a Palazzo.
FABIO TORRIERO

IL TEMPO DELLE PAROLE (da IL TEMPO) del 15 giugno 2010

 

IL VIETNAM TALIANO

 

Le parole della politica. Questa settimana "Il Tempo" ha scelto quelle legate alla questione-intercettazioni e dintorni.

 
GIUDICI POLITICIZZATI. Ci risiamo. Silvio Berlusconi ha attaccato i giudici. E i giudici "politicizzati" hanno replicato. Luca Palamara, che guida l'Anm, ha detto che "non si può più andare avanti con questo botta e risposta". Appunto.
VIETNAM. Il buonista Pier Luigi Bersani ha avvertito che alla Camera "sarà battaglia". E il cattolico Enrico Letta ha aggiunto: "Sarà il Vietnam della maggioranza". Peccato che come militare non abbia il fisico. Più nella parte, invece, i finiani che "faranno guerriglia". Lo ha annunciato Fabio Granata. Un cognome che è una garanzia "pacifista".
ARTICOLI 15 E 21. Guerra delle parole e dei numeri: Gaetano Quagliariello, ha annunciato che fonderà l'associazione "Prima viene l'articolo 15" ("la segretezza della comunicazione è inviolabile). E il ministro Angelino Alfano, ha dato il carico da 11: ha anteposto l'articolo 15 all'articolo 21, quello che tutela il diritto di cronaca. E' il nuovo bipolarismo della cimice?
INFERNO. Dopo l'evocazione mussoliniana ("nemmeno il duce comandava, ma i suoi gerarchi"), il Cavaliere è passato a Dante. Ma il concetto è il medesimo. "Visto da dentro governare è un inferno. Questa è una costituzione catto-comunista". Vuoi vedere che da reincarnazione del fascismo Berlusconi proporrà come riforma dello Stato, la monarchia dantesca al posto del presidenzialismo?
RESISTENZA. Chi resta aggrappato alla storia resistenziale antifascista e Tonino Di Pietro. "Farà resistenza, occupando Montecitorio". Il capo dell'Italia dei Valori, evidentemente, ha le idee confuse: fu Mussolini che minacciò di occupare "la Camera sorda e grigia", trasformandola in "un bivacco di camicie nere".
A VANVERA. Dopo i professionisti del moralismo (gli invidiosi) e dei valori (i lestofanti), adesso irrompono pure "i professionisti del non firmare". "Che parlano a vanvera". Almeno il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha le idee chiare. Non si farà tirare per la giacchetta da Di Pietro.
BALENA ARENATA. Carlo De Benedetti è un deluso del Pd. Per lui il partito di Bersani "è una balena arenata". E l'elefante Romano Prodi, direttamente dal cimitero, ha tuonato: "Chi perde deve andare a casa", e rivolgendosi ai giovani: "Organizzatevi, cacciate a calci i politici di mestiere". Pronta la riposta di Bersani: "Ho appena messo i 40enni in segreteria". Infatti, li ha messi "lui" e in "segreteria".  Non al comando.
PALLE O NON PALLE?  Maria Stella Gelmini ha polemizzato con Bersani che l'aveva accusata di essere una rompico...ni. "Io i cogl... li rompo a chi ce l'ha". Altro bipolarismo alternativo: celoduristi a destra -"senza palle" a sinistra. Povero Beppe Pisanu che sogna ancora un governo di solidarietà nazionale.
RING. Montezemolo alla Marcegaglia: "Bisogna salire sul ring, basta lamenti". Emma  a Montezemolo: "Il nostro mestiere non è salire sul ring". E' lamentarsi.
FABIO TORRIERO

 


IL TEMPO DELLE PAROLE (DA IL TEMPO) dell'8 giugno 2010

 

UNA REPUBBLICA FONDATA SULLE CORNA

 

Le parole della politica. Questa settimana "Il Tempo" ha scelto quelle che hanno a che vedere con le corna.

 

 

 

 


CORNUTI. Lo ha detto Miriam Tomponzi, un'esperta del settore: "Negli ultimi anni c'è stato un incremento del 40%". I politici hanno l'incubo delle corna. Boom di richieste agli investigatori, infatti, per controllare le mogli quando loro sono in Aula. Proposta anti-escort: estendere gratis il servizio alle mogli per controllare i mariti parlamentari quando non sono in Aula.
CORNA PDL. In politica se ne fanno tante. Prendiamo il matrimonio tra Silvio Berlusconi e Giulio Tremonti. Come per l'unione con Fini, da un po' di mesi è in crisi. Il capo del governo non poteva e non può accettare un altro gallo nel pollaio con il ruolo di "uomo vero". Oggetto della discordia, l'ultima manovra, apprezzata dal Fmi, dalla Ue e da Draghi. E allora il Cavaliere si è ingelosito: "Un conto sono i numeri, un conto è la politica". Come dire: tu Giulio fai il contabile e a cuccia; io faccio le cose in grande, cioè "il marito con gli attributi".
CORNA PDL-LEGA. "A volte il Pdl sembra un bordello". Il leghista Francesco Speroni ha reiterato un vecchio linguaggio nordista, più alla Borghezio che alla Cota o Zaia. E la riposta di Fabrizio Cicchitto non si è fatta attendere: "Troglodita". Ma il boccino della virilità cattivista, ormai, se lo sono conquistati i leghisti. Sono o non sono loro i "celoduristi", rozzi e selvaggi?
CORNA MUSICALI. Le ha messe il ministro Roberto Maroni all'inno di Mameli. Due giugno: mentre in via dei Fori imperiali, è stato un tripudio di soldati, Mameli e Piave; a Varese, alla cerimonia organizzata dalla locale prefettura, non è stato suonato "Fratelli d'Italia", ma "La gatta" di Gino Paoli. Il tricolore vale una canzonetta? Provate ad abolire la provincia di Bergamo..... altro che La Gatta suonerebbe la Lega. Per Silvio sarebbe una drammatica gatta da pelare.
CORNA PD. A Pier Luigi Bersani, capo del Pd, non ne va bene una e soprattutto, non gli sta bene niente. Prima di partire per la Cina aveva ammonito la sua classe litigiosa dirigente: "Non è che quando torno devo correggere chi nel frattempo ha parlato a vanvera?". Detto fatto. Ma, a parte Debora Serracchiani, che ha bocciato il simbolo del Pd ("freddo"), il problema è stato opposto. La nomenklatura del Pd è stata troppo zitta. "Non ha dichiarato a sufficienza contro la manovra tremontiana". Una bacchettata subito parata dal parroco Dario Franceschini: "Oltre ai no dovevamo controproporre una nostra serie di proposte". Ovviamente inesistenti.
CORNA AL BAGNO. A proposito di sprechi e tagli. Il ministro Roberto Calderoli ha svelato uno scandalo tutto laziale: "La Polverini ha trovato un appalto da 750mila euro per la manutenzione degli assi da water, un costo di 2mila euro al giorno". Il ministro però, ha ignorato che le stesse tavolette hi-tech, sono state vendute ai ministeri degli Esteri, del Tesoro, all'Aci e alla Regione Veneto. 
FABIO TORRIERO

 

 

IL TEMPO DELLE PAROLE (IL TEMPO) del 25 maggio 2010

 

PD: I GIORNI MIGLIORI DEI ROMPICO....NI

 

Le parole della politica. Questa settimana "Il Tempo" ha scelto quelle che denotano l'impazzimento mentale e linguistico del Palazzo.


ROMPICOGL....NI. Pierluigi Bersani per fare cassa e audience a una spenta e depressa assemblea del Pd, con pochi dirigenti e molta vecchia nomenklatura, insultando il ministro Maria Stella Gelmini, si è eretto a difensore dei professori, "eroi che combattono i tagli del governo". Anche nel turpiloquio l'opposizione dimostra di soffrire Silvio. E' stato il Cavaliere, infatti, a usare per primo la parolaccia. Soltanto che i cogli...ni erano quelli che votavano sinistra.
MACELLERIA SOCIALE. Ogni qualvolta il centro-destra si appresta a varare manovre economiche, la risposta dei suoi antagonisti, dal Pd a Di Pietro, oscilla tra "macelleria sociale" e "provvedimenti insufficienti”. Come dire, bisognerebbe far di più. Quindi bisogna fare più macelleria sociale? Gli “antagonisti” facciano pace col cervello.
OLTRISMO. Concetto ("andare oltre il Pdl e il Pd") ripreso da Pier Ferdinando Casini a Todi. Il suo nuovo "partito della Nazione" vedrà la sostituzione del nome Casini e una bella incognita X al posto del logo Udc. Non cambierà invece simbolo: resterà lo scudocrociato, a beneficio del "centro di gravità permanente". Che ne pensano in proposito, Francesco Rutelli, Luca Cordero di Montezemolo e Gianfranco Fini, in rotta di avvicinamento casiniano?
GIORNI MIGLIORI. E' l'ennesima mutazione genetica delle note "sindromi di Voltaire" (la pretesa da parte del Pd di incarnare religiosamente il bene) e "sindromi di innocenza" (qualunque cosa accada, non è mai colpa loro). Stavolta l'assemblea del partito ha coniato uno slogan emblematico: "Prepariamo giorni migliori", declinando Palmiro Togliatti ("Il Migliore") a livello quotidiano, ma sempre di migliori si stratta. E sapete quale ricetta anticrisi i migliori hanno pensato, in alternativa alla prossima Finanziaria di Giulio Tremonti? Un contributo di 3mila euro l'anno per i figli da 0 a 3 anni. Morale, 7 miliardi di euro. Urge una domanda: con quale copertura? La sinistra non esce dalla sua vecchia ideologia assistenziale da inflazione della spesa pubblica. Tutto cambi perché nulla cambi.
LEGA TONINO. Che il Carroccio e l'Italia dei valori abbiano trovato un minimo comune denominatore? Roberto Calderoli ha inciuciato a lungo con Tonino Di Pietro. Oggetto del feeling, il federalismo demaniale, primo passo di un progetto a medio termine. La Lega, d'altra parte, impensierita per le turbolenze dell'attuale maggioranza, sta pensando a nuove sponde. Fallita l'intesa con l'Mpa ha bisogno di un fedele alleato al Sud.
LEGA PD. Asse-2, "Lega-Pd", a proposito di Conferenza Stato-Regioni. I leghisti preferiscono il neo-post-comunista-democratico Vasco Errani, governatore dell'Emilia Romagna, al pidiellino-ciellino Roberto Formigoni, governatore della Lombardia. Dal bipolarismo Coop-Compagnia delle Opere, al bipolarismo Coop-Carroccio?
FABIO TORRIERO

 

IL TEMPO DELLE PAROLE (da il Tempo) DEL 18 MAGGIO 2010 

 

LA REPUBBLICA DELLA VOLPE E L’UVA

 


Le parole della politica. Questa settimana “Il Tempo” ha scelto quelle “legate” a chi si vuole “slegare”.


GOVERNISSIMO. Il Pd è alla frutta. Dario Francheschini, abbandonate le vesti di pretino di campagna e reindossate quelle di giacobino catto-progressista, ha ipotizzato la necessità di un esecutivo di emergenza, di unità nazionale, che “superi e vada oltre Berlusconi”. “Oltre” al fatto che la parola evoca ben altre vicende della nostra storia repubblicana (si pensi al terrorismo etc), il gioco è chiaro: vuole sparigliare la strategia di Casini, favorevole a un governo tecnico, evitando il ricorso alle elezioni, che sarebbero per il Pd una Caporetto, malgrado Pier Luigi Bersani continui a dire di “essere pronto”. E se proprio si andrà a votare, la campagna propagandistica di Franceschini è già partita: l’ha anticipata da Lucia Annunziata: “Opponiamoci al tentativo del premier di avviare una svolta autoritaria”. Ecco il punto, se gli italiani facessero ri-vincere Berlusconi non sarebbe un’ulteriore dimostrazione della volontà popolare e della debolezza della sinistra. Sarebbe la conferma della dittatura di Arcore. Infatti, per Franceschini, D’Alema, Bersani e compagni, la democrazia è una dittatura… la loro.
PIER FERDY COME FINI. Esopo è tornato di moda. Ossia, la nota favola della volpe e dell’uva. Nel caso di specie, la volpe è padana; è Umberto Bossi, e l’uva è Pier Ferdinando Casini, concupito da Silvio, per una eventuale maggioranza allargata (dati i rischi della crisi economica, delle inchieste sulla corruzione, i costi del federalismo e gli sgambetti dei finiani), e temuto dai leghisti che non perdono occasione per ricordare “la sindrome dc”: l’attaccamento alle poltrone che li rende geneticamente inaffidabili. Bossi ha alzato il tiro: “Quando c’era Casini nel governo erano casini quotidiani. Casini è come Fini, combina soltanto guai”. Ma Roberto Calderoli ha attenuato: “Con lui ci parleremo”, sottintendendo che la partita è il consenso al federalismo. Se son rose federaliste fioriranno. Dalle rose leghiste al biancofiore.
ANTICORRUZIONE. La lotta contro i ladri di regime è stata sempre una battaglia storica delle destra: gli anni Settanta, Tangentopoli, il partito del piccone. Ora si trova, da Pdl, a gestire una nuova ondata giustizialista, però, dal banco degli imputati. Troppi sospettati di corruzione tra le file del governo. E non basta dire che la mala pianta è trasversale. Speriamo nel nuovo pacchetto anticorruzione. Secondo gli addetti ai lavori anche Berlusconi sarebbe affranto per l’eccessiva disinvoltura di qualcuno dei suoi. Eterogenesi dei Fini?
BONDI PROMOTER. Forse il ministro della Cultura sarebbe dovuto andare a Cannes, rappresentare le istituzioni italiane, la libertà del nostro cinema e magari dissociarsi dall’uso politico di Draquila della Guzzanti. Un risultato l’ha raggiunto: ha fatto pubblicità al film che va bene al botteghino.
FABIO TORRIERO
 


 IL TEMPO DELLE PAROLE da IL TEMPO del 4 maggio 2010

 


IN ITALIA E NEL PDL TROPPE CORRENTI: TIRA UNA BRUTTA ARIA

 

Le parole della politica. Questa settimana “Il Tempo” ha scelto quelle che “slegano”.

 


SECESSIONE CIOCIARA. Pontida ha raggiunto anche il Lazio. C’è voglia di Lega (protesta fiscale, anticentralista, populismo anti-Palazzo, localismo geloso, lotta all’immigrazione) per legare la protesta e slegare l’Italia. Una sorta di secessione dolce che sta attraversando lo Stivale e che vede emuli, fan e ventriloqui ovunque. Ma mentre il Carroccio storico si sta imborghesendo e fornendo una nuova classe dirigente, impettita, preparata e governativa (alla Cota, Zaia, Maroni, Volpi, etc); chi copia lo fa assumendo le sembianze della “prima Lega”: rozza, casereccia, celtica, con le corna sull’elmo (a metà tra Gentilini, Boso-Obelix e Borghezio). Stiamo parlando della secessione ciociara. Gruppi di amministratori, guidati dal presidente della Provincia di Frosinone, Antonello Iannarilli, il quale anziché occuparsi delle aziende laziali, pensa bene di elevare le sue quotazioni all’interno del Pdl e della giunta Polverini, che lo avrebbe trascurato, cavalcando il divorzio della sua provincia e di quella di Latina da Roma. Una separazione con tanto di rito pagano (l’ampolla sul fiume Cosa) e simbolo sacro: il giuramento all’abbazia di Fossanova.
SECESSIONE ANTIRISORGIMENTALE. Ad alzare il tiro antisabaudo ci ha provato il ministro Roberto Calderoli. Se Carlo Azeglio Ciampi si è dimesso da presidente del comitato per le celebrazioni del 150esimo della nostra unità nazionale (per “stanchezza anagrafica”), dimostrando che il nostro patriottismo è stanco, i leghisti adottano la strategia del disimpegno. Saranno assenti da ogni festa nazionale (tipo il ricordo della partenza dei Mille dallo scoglio di Quarto). La scusa è che i leghisti “devono lavorare” e non fare festa. E la ragione è semplice. Se attaccano il Tricolore questa volta il federalismo se lo scordano. E poi, sotto-sotto, stanno lavorando al Risorgimento padano. Beneficiando del sonno, della stanchezza e dell’ignoranza di troppi.
RAFFREDDORE PDL. Troppa aria, troppe correnti dentro il Pdl. Dal modello unitario e plebiscitario, che ambisce a rappresentare non solo tutto il popolo di centro-destra, ma anche gli italiani, dopo il duello tra Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini, stiamo passando al pluri-correntismo, che qualcuno legge come sfaldamento interno, implosione-esplosione dei rapporti tra l’ex An e l’ex Fi, nuclei protagonisti di una difficile convivenza, peggiorata con il manuale Cencelli che tutti conoscono: 70 a 30.
Dopo la componente finiana, che aspira a incarnare la vera destra moderna, repubblicana, diversa da quella cesaristica di Silvio, adesso è la volta della corrente di Ignazio La Russa (“La nostra destra nel Pdl”), già coordinatore Pdl in quota An, che intende rubare la scena e adepti a Fini, bollando la sua iniziativa come “liberal”. Per il berlusconiano Gaetano Quagliariello “non c’è problema se non si cercano quote”. E il Cavaliere con tutte queste correnti come farà a curare il raffreddore?
FABIO TORRIERO
 

 

RUBRICA IL TEMPO DELLE PAROLE (da IL TEMPO) del 28 aprile 2010

 

PATTI, METASTASI, DERIVE, DUELLI E MEDIATORI

 

Le parole della politica. Questa settimana "Il Tempo" ha scelto quelle successive alla famosa direzione del Pdl.

 

 

di FABIO TORRIERO


PATTO REPUBBLICANO. Lo ha proposto (inizialmente aveva parlato di "convergenza") Pier Luigi Bersani, messo all'angolo dal duello Fini-Berlusconi. E' l'ultima spiaggia di una sinistra senza capo né coda, senza idee e nuovi leader; una sinistra vecchia, astiosa, ideologica, astratta. E soprattutto, inutile. Costretta a identificare l'unica opposizione italiana rimasta a livello politico, nelle parole di Fini alla direzione del Pdl. Il capo del Pd, dopo aver evocato "la nave dei pazzi", immagina un'unione oltre il centro-sinistra, "per fermare la deriva plebiscitaria"; ma si guarda bene dal chiedere elezioni anticipate da cui uscirebbe distrutto. Domanda: ma il decisionismo e il presidenzialismo, messi in campo dal governo, sono derive plebiscitarie e il parlamentarismo paralizzante è per forza sinonimo di democrazia? E, come se non bastasse, Antonio-Pappagone Di Pietro, ha elogiato Fini. C'è da preoccuparsi.
METASTASI. E' tornata in auge. L'ha usata ironicamente Silvio Berlusconi, commentando le vicende interne al Pdl, circa la possibilità, ventilata dai finiani, di organizzare gruppi autonomi (Pdl-Italia, modello Sicilia) alla Camera. "Le correnti sono metastasi", ha tuonato il Cavaliere. Ricordando che "qualcuno" l'aveva già usata dentro An. Quel qualcuno è il "signor No" Fini.
GIUBILEO STANCO. Il 150esimo della nostra unità nazionale ha stancato? Il nostro patriottismo è al lumicino? Sembra di sì, almeno Carlo Azeglio Ciampi, il presidente del patriottismo costituzionale, l'uomo che ha risollevato il Colle, recuperando quel filo rosso che lega Risorgimento e Resistenza. Colui che ha inventato, appunto, il Giubileo della nazione e ha facilitato la richiesta del centro-destra di istituire la festa del Tricolore. Ciampi si è stancato di presiedere il comitato per le celebrazioni del 150esimo. Motivo? "Una botta di vecchiaia, in linea con l'età".
E subito è arrivata la telefonata del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano che, in occasione del 25 aprile, dopo aver tentato invano di recuperare il suo predecessore, ha unito due termini: "Celebrazione della Resistenza e riunificazione della patria". Silvio, nel frattempo, ha constatato con soddisfazione che la scelta di Ciampi non è stata dettata da risentimento. Le iniziative per ricordare la nostra unità sono state avviate da Tremonti e sono state messe a tacere le polemiche leghiste che esaltavano l'anti-risorgimento localistico.
MEDIATORE. Alla fine della storia (il duello Silvio-Gianfranco), il boccino in mano sembra averlo proprio il Carroccio. E pensare che tutto il casino è nato soprattutto per evitare il governo a trazione leghista e un Pdl che perde in favore del Nord a "secessione dolce". Umberto Bossi, ha immediatamente preteso la cacciata di Fini e il federalismo subito, altrimenti la maggioranza va a casa. La gente è stanca. Ma, tranquilli, lui fa il "mediatore".

 

LIBERIAMO FINI DAI FINIANI E BERLUSCONI DAI BERLUSCONIANI

 

da IL RIFORMISTA_24 Aprile 2010

 

Come  membro del cosiddetto “comitato dei 30”, espressione delle tre fondazioni (Fare Futuro, Fondazione Craxi e Liberal), che contribuì a suo tempo a scrivere le regole e i contenuti del Pdl, esprimo tutta la mia preoccupazione per lo stato di salute del partito e per gli effetti che inevitabilmente ci saranno sul nostro bipolarismo (Pd e Pdl sono speculari) e sulla probabile futura turbolenza istituzionale tra presidenza del consiglio e presidenza della camera, circa i lavori parlamentari.
Ormai Fini e Berlusconi esprimono due destre profondamente diverse. La prima è una destra istituzionale (una destra che si fa patria), la destra delle regole, del patriottismo costituzionale (come Cameron, Aznar, Sarkozy); la seconda è una destra populista, “presidenzialista de facto”, tutt’una col governo e spostata sulla Lega (e uso questi termini in modo esclusivamente descrittivo, non ideologico). La prima vorrebbe un Pdl organizzato classicamente; la seconda vuole un partito leggero, movimentista, in simbiosi col capo.
I rischi della prima destra sono l’astrazione politica e la neutralità su alcuni valori (temi etici), i rischi della seconda è la visione cesaristico-decisionista.
Ora ci chiediamo tutti cosa accadrà. Fini strutturerà la sua corrente, organizzando una tregua armata? O predisporrà una exit strategy, guardando alle evoluzioni dei terzisti (si pensi al partito della nazione di Casini), soluzione condivisa e auspicata in mala fede anche dai fedeli del Capo ? Una cosa è certa: per un partito come il Pdl, a guida berlusconiana, con l’ambizione di rappresentare non solo la maggioranza del centro-destra, ma anche del popolo italiano, è impensabile una corrente, una spina interna nel fianco. E’ una contraddizione in termini. Non sarà mai una nuova Dc. Prova ne è il documento bulgaro da centralismo democratico quasi comunista, conclusivo della direzione.
Un peccato per l’opinione pubblica che non si meritava uno scontro così cruento dopo le amministrative, che però, hanno segnato, e su questo Fini ha ragione, la perdita di voti per il Pdl a vantaggio della Lega. Mancano luoghi di dibattito nel Pdl, e non è giusto dividersi dentro il partito tra “dipendenti del Capo” e “badogliani”.
Proviamo, quindi, a separare Fini dai finiani e Berlusconi dai berlusconiani. Sarebbe una bella scommessa per la rifondazione pidiellina. Le idee del Pdl non possono essere monopolio esclusivo del partito-azienda, né del fighettismo politicamente corretto, di chi anziché attualizzare i valori di destra, fa playstation culturale.
Tutto ciò mentre la sinistra è inesistente e l’unica opposizione nel Paese vive dentro il Pdl.
FABIO TORRIERO
 

 

 

IL TEMPO DELLE PAROLE del 13 aprile 2010

 

 

 


UNA FEDERAZIONE PDL-LEGA? CE LO INSEGNA CAMERON

 

Le parole della politica. Questa settimana "Il Tempo" ha scelto quelle più "costruttive".

 

 

 


CAMERON-BOSSI. Il ministro della cultura e coordinatore del Pdl, Sandro Bondi, circa il rapporto tra il suo partito e la Lega ha dichiarato che in futuro si potrebbe pensare a una Federazione. Niente più competizione interna, ma collaborazione creativa. Suggerimento. Lo spunto per sviluppare un mastice culturale potrebbe venire dall'Inghilterra e più precisamente dalle idee di Cameron, il nuovo astro nascente dei Tories: conservatorismo identitario-territoriale civico. Non un localismo chiuso e pauroso, ma un sistema concreto di protezioni sociali e solidali. 
CHIESA. In tempi di attacco frontale alla Chiesa, nel centro-destra si moltiplicano i "difensori" della fede. E come conciliare l'ortodossia cattolica con il berlusconismo, identificato con la mistica del successo, del profitto e del relativismo (la cultura del fare come ti pare)? Lo ha efficacemente spiegato Raffaele Jannuzzi. "La Chiesa del popolo dei santi e dei peccatori, di chi lavora e tira la carretta: ossia, il popolo di Berlusconi e non i teodem del Pd". E se nel Pdl ci sono anche gli ultralaici, dubbiosi sui temi etici (alla Gianfranco Fini)? Tranquilli, in molti si offrono per fare da ponti. Come l'assessore alla Cultura di Roma, Umberto Croppi, candidato-ponte tra il cattolico "tradizionalista", sindaco Gianni Alemanno e il "laico", presidente della Camera, Fini.
SACRIFICI. Jean Claude Trichet, presidente della Bce, intervendo alla due giorni di Parma della Confindustria, ha introdotto il suo discorso parafrasando Luigi Einaudi ("ho dinnanzi a me l'Italia che produce"). Subito ridimensionato, data la crisi, dalla presidente Emma Marcegaglia: "Adesso i sacrifici li faccia lo Stato". Cioé, il governo dovrà finanziare l'economia (si legga assistenzialismo alla imprese). Ma chi produce? Peccato che non lo possiamo chiedere a Einaudi.
RIFORMISTI CERCASI. Dopo i tentativi dei vari Nicola Rossi e Piero Ichino, adesso è la volta di Andrea Orlando, responsabile per la Giustizia del Pd. L'obiettivo (contestato ovviamente da Tonino Di Pietro) è offrire una spinda riformatrice vera a Silvio Berlusconi. Non a caso il documento di Orlando, che prevede una mano tesa sulla semplificazione del processo civile, l'introduzione di tempi giusti per il processo, la ridefinizione dell'obbligatorietà dell'azione penale e la riforma del sistema elettorale del Csm,  ha un titolo emblematico: "Caro Cavaliere, il Pd ti offre giustizia". Come ai condannati. Il Pd, quindi, da una parte fa la mano tesa, dall'altra il pugno chiuso.
RIFORME CERCASI. Presidenzialismo all'americana, semipresidenzialismo alla francese con turno unico o col doppio turno, o addirittura col proporzionale (esiste solo in Polonia); abbinati al federalismo. E ancora: sistema tedesco, premierato (esiste solo in Israele). Indicazione da patto della crostata: presidenzialismo all'amatriciana, premierato alla carbonara, per una seconda Repubblica in salsa italiana.


FABIO TORRIERO

 

IL TEMPO DELLE PAROLE del 6 aprile 2010

 

IL PATTO DELLA CROSTATA E' RISORTO

 

Le parole della politica. Questa settimana "Il Tempo" ha scelto quelle che hanno a che vedere con le partite future.


UOVO DI PASQUA-1. Per Ernesto Galli della Loggia siamo in piena "Lega-2, dalla Padania all'Italia"; dal più giovane partito della prima Repubblica, al più vecchio della seconda. Un partito "identitario" di destra, a livello di simboli, evocazioni, richiami; "comunista" a livello di militanza di sezione, contatto con la base, dedizione fideistica verso le sue strutture; ma neo-post-democristiano, a livello di buona gestione amministrativa del territorio e delle città. E per di più, la Lega è "il primo partito che non nasce dall'elaborazione paternalistica di un'elite che guida il popolo (come socialisti, cattolici, fascisti, comunisti), ma dal basso". Insomma, i Zaia e i Cota sono più efficaci dei Borghezio e dei Calderoli, funzionali a certa letteratura che ha sempre macchiettizzato il Carroccio. A questo punto, Umberto Bossi, alzerà il tiro sul comune di Milano. E' in arrivo una secessione dolce.
UOVO DI PASQUA-2. Il Partito Democratico è tornato Ds. Pier Luigi Bersani (stia attento ai vari Matteo Renzi), dopo il voto, dovrà riequilibrare a sinistra il partito, dialogando con grillini, viola, Italia dei Valori, radicali-lib di Nichi Vendola e radicali di Emma Bonino. Strategia che aprirà importanti spazi al centro che, dopo l'insuccesso tattico dell'Udc, ha bisogno di ossigeno. E da questo punto di vista Francesco Rutelli potrà giocare una partita non da poco. A meno che non sia già d'accordo (con Pier Ferdinando Casini) a estendere in modo trasversale la sua Alleanza per l'Italia. Con Api si vola. Una cosa è certa: il sogno democratico-veltroniano per il centro-sinistra è finito, è tornato lo schema prodiano dell'Ulivo-Unione.
UOVO DI PASQUA-3. Rifondazione pidiellina. Silvio Berlusconi, non nasconde la sua incapacità congenita di auto-burocratizzarsi. Quindi il Pdl non prenderà mai forma di partito tradizionale-classico. La forza e il limite del Cavaliere, della sua leadership carismatica, è il decisionismo aziendale e il rapporto diretto con la gente. Non a caso a congressi e apparati, preferisce i Promotori della Libertà e simili. E per il futuro? Due correntoni che serviranno a radicare realmente il Pdl sul territorio: Predellino-2 (berluscones) e Generazione-Italia (finiani). Renata Polverini, inoltre, potrebbe avviare un modello-Lazio diverso dal passato. Una destra oltre la destra. A patto che faccia piazza pulita dei troppi colonnelli e cacicchi della ex An e della ex Fi. Ma è possibile una Polverini in gran spolvero?
UOVO DI PASQUA-4 "Yalta del centro-destra", riforme in cantiere, bozza-Violante, giustizia, economia, sistema tedesco etc. Per ora, ha ragione il capo dello Stato Giorgio Napolitano: "C'è un clima migliore", che può portare a un patto di legislazione per tre anni. Novità positiva: la Lega è disposta ad accogliere il presidenzialismo in cambio del federalismo fiscale e istituzionale. Il patto della crostata è risorto.
FABIO TORRIERO  

 

IL TEMPO DELLE PAROLE 1 aprile 2010

 

L'AMORE DI SILVIO: DOPO I RE ARRIVANO I DELFINI

 

Le parole della politica. Questa settimana "Il Tempo" ha scelto quelle che derivano dall'amore.


AMORE-ODIO. Atmosfera pre-elettorale: pacco-bomba, ferito un postino, rivendicazione anarchica, "Sorelle in armi", minacce alla Lega, a Silvio e a Vendola. E' l'odio che si contrappone all'amore. Nuove Br? I pareri sono opposti, esattamente come negli anni Settanta-Ottanta, quando qualcuno definiva i terroristi rossi, "sedicenti brigatisti", o provocatori o agenti dei servizi. Nessuno dimentichi, infatti, il famoso manifesto degli intellettuali dal titolo inequivocabile: "Né con lo Stato, né con le Br", tra i primi firmatari Umberto Eco e Giorgio Bocca; quelli che hanno sempre ragione, anche quando hanno torto e continuano a pontificare. Per Maurizio Gasparri, "le minacce provengono dagli ambienti dei fan di Di Pietro"; per l'ex pm "accusare l'opposizione di essere i mandanti è regime". Confusione? Ci pensa Gerardo D'Ambrosio, ex capo della procura di Milano, senatore del Pd, a "chiarire" ogni cosa: "Come mai i terroristi legati al Fai non sono mai stati identificati"? Oppure, "sono cani sciolti in cerca di visibilità", oppure "potrebbe essere un pazzo".
DONNE CON LE GONNE... ARMATE. Ecco cosa succede in un paese di dodicimila anime, Margherita di Savoia, in provincia di Foggia. Antonella Cusmai del Pd, si è presentata ad una manifestazione della rivale pidiellina, Gabriella Carlucci, con la seguente motivazione: "Vengo a sentire le stronz...te che dici". La Carlucci, in quanto militante del "partito dell'amore", l'ha trascinata per un braccio fuori dalla sala e l'ha sbattuta addosso ad un muro. La Cusmai, finita al pronto soccorso, adesso è indecisa se denunciare l'azzurra che, dal canto suo, si è ricordata di essere comunque buona: "Ora cercherò la pace, ma in questa campagna mi sono dovuta difendere dall'essere pure cocainomane". Pace cristiana? Replica la Cusmai: "Prima vediamo chi vince, poi si vedrà". Pace laica.
DELFINO. Nel senso di "mammifero marino dei cetacei, con pinna dorsale triangolare e muso stretto; o primogenito dei re, probabile successore al trono"? Certamente la parola non porta fortuna. Ne sa qualcosa pure Gianni Alemanno, nominato erede di Silvio dal quotidiano "Il Riformista". Ha capito che non gli è stato fatto un favore. Del resto la tradizione italica è emblematica. A destra re-Silvio di delfini e delfine ne ha proposti e bruciati parecchi: Gianfranco Fini (proclamato dal re il 27 gennaio 2007), Mara Carfagna, Pier Ferdinando Casini (proclamato il 3 dicembre 2003), poi ancora Raffaele Fitto, Vittoria Brambilla e dulcis in fundo Angelino Alfano. E che fanno questi delfini ora? Nuotano.  A sinistra, Alessandro Natta ha insignito Achille Occhetto, che a sua volta ha insignito Massimo D'Alema, il quale a sua volta ha consegnato lo scettro a Marco Minniti e Pietro Folena. Delfini legittimi con molti usurpatori: Umberto Bossi a destra e Walter Veltroni a sinistra. Se la monarchia non muore a quando la repubblica?
FABIO TORRIERO

 

IL TEMPO DELLE PAROLE del 23 Marzo 2010

 

IL PARTITO DEL FARE... L'AMORE

 

Le parole della politica. Questa settimana "Il Tempo" ha scelto quelle più erotiche, legate alla campagna elettorale.


PARTITO DELL'AMORE. Moana Pozzi, che capeggiò tanti anni fa la lista del partito dell'amore, ha vinto. Questo è il nuovo motto del Pdl a guida berlusconiana. Il bipolarismo italico non è più tra destra o sinistra, ma tra chi ama e chi odia. Ormai il lessico sentimental-sessuale è legge. Nel bene, la manifestazione di sabato a piazza San Giovanni. Nel male, le mille storie trasversali di escort, ricatti, appalti e intercettazioni. La cultura del fare, tratto identitario del governo, si è trasformata in "cultura del fare l'amore", mentre l'opposizione va quasi sempre in bianco (non sono moralisti?). E come in ogni amore che si rispetti, il rapporto conosce alti e bassi, non è mai unicamente rose e fiori: i partner sono anche gelosi e nervosi. Se giustamente i rivali Pier Luigi Bersani e Tonino Di Pietro vengono accusati di invidia e di odio; Gianfranco Fini, all'interno della "relazione", viene accusato di gelosia (per questo avrebbe benedetto la nuova iniziativa, Generazione-Italia, capeggiata da un leader che sposta inesorabilmente l'ago della bilancia dal romantico al pornografico, cioé il vice capo gruppo alla Camera per il Pdl): e Pier Ferdinando Casini, è il nervoso del "triangolo". Avrebbe visto i sondaggi in favore del Pdl. Accusa respinta al mittente: "Silvio deve rassegnarsi, non è il padrone esclusivo dei moderati, siamo in condominio". Dalla coppia al condominio. Sorge un sospetto: chi è la donna dell'idillio? E Umberto Bossi che ruolo ha? Papà, nonno o zio placato nei sensi?
NEMESI SINISTRA. Sono anni, anzi secoli che Silvio non poteva non sapere e che è il padrone italiano a suon di escort, appalti (si pensi al caso Protezione Civile) e conflitto d'interessi. La sinistra è sempre insorta negando le accuse del centro-destra: non c'è giustizia a orologeria e i magistrati non seguono teoremi ideologici persecutori. E soprattutto, la sinistra è geneticamente superiore alla destra e i suoi uomini sotto inchiesta si dimettono (al contrario del Cavaliere). Ma adesso, dopo l'arresto di Sandro Frisullo, ex assessore e vicepresidente della Regione Puglia di Vendola, c'è stato un miracolo. Nicola La Torre: "Ho qualche dubbio sulla tempistica dell'inchiesta pugliese". Michele Emiliano, sindaco di Bari: "Non ho mai sostenuto la diversità antropologica della sinistra".
GOVERNO LUCCIOLA. Dopo le escort per i politici, per gli imprenditori, adesso le escort per tutti. Dove trovarle? Nei bar o nei night-bar alla svizzera o alla olandese (esattamente nelle stanze di sopra i locali). Magari, come ha proposto ironicamente e polemicamente Alessandra Mussolini, aggiunte nel listino prezzi delle consumazioni, dopo gelati, cappuccini e cornetti. L'idea è di Daniela Santanché, sottosegretario all'Attuazione del programma. Proprio un bel programma.... "sessuale" di governo. Nel segno, ovviamente, della coerenza.
FABIO TORRIERO  

 

IL TEMPO DELLE PAROLE del 16 marzo 2010

 

L'UNIONE (BERS-BON-DI PIETRO) FA LA DEBOLEZZA

 

Le parole della politica. Questa settimana "Il Tempo" ha scelto quelle che riguardano il match politici-giudici politicizzati.

 


PIAZZE OMOSESSUALI. E' l'ultima declinazione dell'attuale bipolarismo muscolare. Destra e sinistra si combattono solo in quanto opposte tifoserie (bei tempi quelli della contrapposizione ideologica; almeno in ballo c'erano ricette, contenuti e disegni di società). Ora, invece, soltanto guerre per questioni di territorio e potere. Per il resto, i poli in vista delle prossime regionali, sono assolutamente speculari. Prendiamo la piazza di sabato dell'opposizione (per altro, è stata resuscitata la formula della vecchia Unione, cioè la coalizione prodiana anti-berlusconiana, responsabile di tanti mali per l'Italia), e la prossima piazza della maggioranza: dicono esattamente le stesse cose: c'è un golpe, in Italia, è a rischio la democrazia etc. E tutte e due le parti in causa confidano nella magistratura: per affondare definitivamente il Cavaliere, il centro-sinistra; per vincere i ricorsi elettorali, il centro-destra. O mores, o tempora.
CARNERA. Il grande campione del nostro pugilato nazionale, alto e grosso, è stato ricordato da Silvio: "Mi sento talmente carico  da sentirmi pronto a battere anche Primo Carnera". Evidentemente il premier non ne può più del fango. Ma l'accostamento sportivo risulta infelice. Carnera era un gigante, Berlusconi è bassino. Sembra improbabile un match sul ring tra i due, sarebbe una gara leggermente sproporzionata, asimmetrica. A meno che il riferimento sia ai peccati della "carne". E in questo il Caimano è un gigante. In buona compagnia.
CHIACCHIEROPOLI. Dopo Tangentopoli e Parentopoli, non poteva mancare questa definizione, in relazione all'eterna partita politica-magistratura, con tanto di intercettazioni che finiscono strategicamente sui tavoli delle redazioni. La notizia è nota: al centro del mirino dei pm Berlusconi e Minzolini, per sedicenti pressioni telefoniche. Segno ormai della follia del Palazzo. Dopo il reato relativo al "non poteva non sapere", adesso pure il reato di "filo telefonico". Al quale si è risposto (Il Giornale) con un reato uguale e contrario: denigrazione gratuita, ossia reato di sputtanamento per quei giudici che inseriscono nei faldoni telefonate decontestualizzate dalle ragioni dell'inchiesta. C'è da divertirsi.
BOLGIA. L'ha pronunciata il capo dello Stato Giorgio Napolitano, dopo aver partecipato ad un incontro sulla nostra identità nazionale, che si è svolto presso l'Università Tor Vergata di Roma. Dove era il presidente si stava bene, altrove (si è capito perfettamente) è una bolgia. Bipolare.
KEPLERO. Dalla legge di Keplero ai preservativi, che dovranno campeggiare nei bagni del liceo romano. Il motivo? Per il preside Antonio Panaccione è educare i giovani ad una libera e sana sessualità e la prevenzione contro le malattie. Per il sindaco di Roma Gianni Alemanno e il cardinale Agostino Vallini, si tratta di incentivo al sesso che induce all'emulazione forzata e versione “gommificata” della sessualità.
FABIO TORRIERO


IL TEMPO DELLE PAROLE del 9-3-2010

 

PER TRE PUNTI PERCENTUALI IL PDL PERSE LA CAPPA         

 

Le parole della politica. Questa settimana "Il Tempo" ha scelto quelle che hanno coinciso con i giorni di passione "liste sì-liste no".


SALVA LISTA. E' la parola politica più usata negli ultimi giorni, spesso  combinata con pasticcio, golpe etc, che ha fatto scendere nei sondaggi il Pdl di quattro punti: dal 40,8% al 36,9%. E, come se non bastasse, si è aggiunta "trattativa-non trattativa", relativa alle ore che hanno preceduto l'incontro al Quirinale, tra Silvio Berlusconi e il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano; col Cavaliere a chiedere un provvedimento d'urgenza per far slittare le elezioni e il capo dello Stato a frenare. Trattativa-non trattativa, per spiegare il tentativo non riuscito di coinvolgere il Pd di Pier Luigi Bersani in un'operazione condivisa.
CRONO IN PIAZZA. Crono era il dio che divorava i suoi figli. E' la sindrome che ha afflitto il Pdl, da quando è saltata la lista alle regionali del Lazio e che ha a che fare con l'ambizione totalizzante del partito che porta molti suoi uomini a occupare tutto, idee, poltrone, ruoli, e se pensiamo alla manifestazione di piazza Farnese a Roma, di giovedì scorso, a manifestare contro loro stessi, e la loro incapacità di fare le liste (altro che cultura del fare). Per una volta tanto la magistratura "rossa" non c'entra. Meno male che il Pdl ha incassato l'ok di Pappagone-Di Pietro. Anche lui, novello democratico, ha auspicato la partecipazione di tutti i partiti alle elezioni. Infatti, la sua lista in Molise, alle scorse amministrative, fu riammessa “post”.
RITARDO IN URNA. Poteva essere una scusa plausibile per i Gianni e Pinotto del Pdl che, tra una telefonata e una fila sbagliata, hanno creato il caos laziale. Potevano appellarsi al traffico, scusa che consentì nel 2009, alla lista liberaldemocratica a Salerno, di essere riammessa al voto. In fondo, il traffico di Roma è peggiore di quello campano.
NON VOGLIO AIUTI. E a proposito di aiuti. Nessuno li vuole.
Roberto Formigoni, presidente Regione Lombardia, si è inorgoglito: "Guardiamo con rispetto le decisioni del Consiglio dei ministri, della magistratura sui ricorsi che riguardano la nostra riammissione, ma noi qui in Lombardia non abbiamo bisogno di nulla, niente aiuti. E niente Aiuti (l'immunologo Fernando, già capolista del Pdl alle elezioni romane in cui ha vinto Alemanno), intervenuto alla presentazione del libro del professore Ignazio Marino, "Nelle tue mani" a cui ha partecipato Gianfranco Fini. Il presidente della Camera, appena l'ha visto arrivare in sala, gli ha detto: "Lei professore, che è notoriamente un uomo di destra, che ci fa qui?". Complesso da fuoco amico.
TORNA LA MONARCHIA. Se i re e i principi legittimi, cantano e ballano, i nuovi re (politici, manager e imprenditori), riscoprono la monarchia: a Re-bibbia e a Re-gina Coeli. E cosa fanno per prepararsi al trono? Scaglia studia, Di Girolamo piange, Francesco de Vito-Piscicelli non ride più per il terremoto.
FABIO TORRIERO

 

IL TEMPO DELLE PAROLE del 2-3-2010

 

PER UNA LISTA IL PDL PERSE LA CAPPA LAZIALE

 

Le parole della politica. Questa settimana "Il Tempo" ha scelto quelle più preoccupanti.

 

TALEBANI. E' la parola che ha sostituito integralisti, ossia, le persone che, invasate dall'ideologia, dalla religione, ritengono di incarnare il bene e combattono, anche con metodi terroristici, il cosiddetto male. Solo che sorge un problema: il bene e il male, in politica, sono sempre soggettivi. Berlusconi considera talebani i giudici che lo perseguitano da quando è sceso in campo. Travaglio e Santoro rappresentano una loro talebana idea di giustizia (il male assoluto è ovviamente il Cavaliere), e non accettano contraddittori, al punto che litigano tra loro: chi di Robespierre colpisce, di Robespierre perisce. Stessa nemesi giustizialista (Crono che uccide i propri figli), dentro l'Italia dei Valori: Di Pietro vs De Magistris. Dentro il Pd i talebani sono tanti e tutti in lite. Ricordiamo ad esempio, lo storico duello tra Veltroni e D'Alema. Notizie talebane pure dalla piazza: i viola non sono altro che l'ultima mutazione genetica dei girotondini.VALORISMO. E' l'alibi dei lestofanti. Troppi candidati alle prossime elezioni che esercitano (non richiesti) il mestiere di professionisti dell'identità, a destra come a sinistra, come la centro. E poi, giù gli scandali personali, di gruppo, le tragiche vicende venute alla luce anche ultimamente. Ma è cosi difficile pretendere coerenza tra comportamenti privati e pubblici, specialmente da parte di chi deve amministrare il bene comune e le istituzioni?MORALISMO. E' alibi degli invidiosi. L'odio sociale ha alimentato ogni rivoluzione. Il famoso "perché non io?" è il collante del marxismo e non solo. Si parte dall'idea che chi governa sia di fatto una dittatura o un regime, o un regno del malaffare, della corruzione e del profitto ingiusto. Idea che giustifica poi, l'azione violenta. Ma spesso, molto spesso, è soltanto una questione di invidia e una voglia di sedere al posto dei privilegiati. Un qualunquismo populista che si veste di morale per non confessare questa vera molla.PASTICCIO-PDL. E' la prova provata che il Pdl (Pasticcio Del Lazio) non esiste. Troppi generali, troppa nomenklatura, troppi burocrati e caporali di giornata. Pochi soldati e soprattutto efficienti.Il Lazio è paradigmatico, infatti, di un partito-annuncio, dilaniato da correnti, ancora non calato veramente sul territorio. Ostaggio di una classe politica, nella sua maggioranza, di basso profilo. Una Regione dove passa il duello tra i due cofondatori e tra la ex An e la ex Fi. Solo la testa di Alfredo Milioni, che non ha consegnato in tempo la lista dei candidati del Pdl per il Lazio, forse per depennare in zona Cesarini qualche nome dal listino, dovrà cadere? Oppure dovrà essere in buona compagnia con i suoi capi? Intanto Emma Bonino brinda. E Silvio? Non ha reagito. Adesso dovrà affidarsi al Tar e per una volta dovrà fare pace con la magistratura comunista.
FABIO TORRIERO

 

IL TEMPO DELLE PAROLE del 24 febbraio 2010

 

LA REPUBBLICA DEMOCRATICA FONDATA SUL SESSO

 

Le parole della politica. Questa settimana "Il Tempo" ha scelto quelle del dopo Sanremo e post-tangentizie.


LAZIO COMUNICATION. Se la comunicazione della sinistra, in vista delle prossime regionali (basta decodificare i manifesti affissi a Roma), riflette l'attuale cupio dissolvi di Pd e compagni (tutti gli slogan parlano di "altro", "altra storia", "altra Regione", "altra Italia"), il centro-destra non riesce a liberarsi dalle evocazioni sessiste e ruffiane.
Dopo frasi tipo "per una regione finalmente diversa" o "per una regione normale", alludendo chiaramente alle disavventure di Marrazzo, gli ultimi ritrovati declinano "contatti pomicerecci" e ipocriti. Capo-scuola la “governatrice laziale” in pectore Polverini, col suo "con te", che lascia aperta qualsiasi possibilità sul "dopo"... voto; Prestagiovanni la segue a ruota ("al tuo fianco"), scendendo fisicamente verso zone politicamente erogene.
I "ruffiani" sono capitanati da Mazzocchi. Il suo motto "la mia forza siete voi" è un inno all'ovvio. E' evidente che se non viene votato non è eletto. Lo tallona Palombi, che scongiura i suoi seguaci, parafrasando Lorenzo Jovanotti e la Bonino. Il suo "mi fido di te", tradotto significa: votatemi come minaccia. E l’errore di Illuzzi (lista Polverini), “uno di noi”, al posto di “uno di voi”, che esalta inavvertitamente l’appartenenza alla casta?
Per non parlare poi, di Celori che, in crisi da carenze affettive, cerca considerazione a 360 gradi ("parla con me"). Sorge un dubbio: ma è politica o è telefono amico-rosa? E i contenuti, i sogni, i programmi, che fine hanno fatto?
Almeno chi scrive (Pollak del Pdl) soltanto "riprendiamoci la nostra Regione" o "un impegno che merita conferma" (il prescelto, Ponzo del Pd, si promuove da solo) è sincero: si tratta di una guerra tra bande. Prima tocca a uno, poi all'altro.
BIRBANTELLO. L'ultra intercettato "birbantello" Vincenzo Di Nardo non ha usato mezzi termini. "Io sono socialista da tre generazioni, stavolta non li voto, di loro non mi importa una sega, preferisco incazzarmi col  governo Berlusconi che (l'argomento è legato agli appalti) essere incu....to dal governo Prodi".
NAZIONAL-POPOLARE. Pier Luigi Bersani si è convertito. A corto di ricette, ha riscoperto musicalmente i valori di nazione e popolo, che la sinistra storicamente e ideologicamente ha sempre combattuto. Al punto che non bacchetta più Sanremo. Invece la canzone patriottico-retorica di Emanuele Filiberto è stata bocciata dalla destra moderna, in vena di recupero dei cantanti impegnati a sinistra. Nuovi paradossi bipolari: se la sinistra è la destra venti anni dopo, la destra è la sinistra venti anni dopo.
DESTRA CATTOLICA. Benedetto XVI ha tuonato: "Rubare o mentire non è umano, non è una debolezza". Il vicecapogruppo alla Camera del Pdl, Italo Bocchino, prima ha condiviso: "Cacciamo a pedate chi si mette a rubare", poi si è umanizzato: "Si tratta di casi isolati che verranno comunque puniti".


FABIO TORRIERO

 

 

IL TEMPO DELLE PAROLE 16 febbraio 2010

 

UNA REPUBBLICA FONDATA SUL POLLAIO E SULLE RIPASSATE

 

Le parole della politica. Questa settimana “il Tempo” ha scelto quelle più incandescenti.


ALTRISMO. La sinistra, custode del vero e del bene, afflitta da religiosa superiorità morale e dalla nota “sindrome di innocenza” (la colpa è sempre degli altri), consapevole di aver perso la testa, di non riuscire più a capire il proprio tempo, oltre ad essere negativa, depressa, superata e troppo ideologica, ha battezzato la nuova filosofia “altrista”. Basti osservare i manifesti che campeggiano per Roma e dintorni. Pier Luigi Bersani, ci dice che vuole “un’altra Italia”; tutti i candidati per le prossime regionali ci dicono che vogliono “un’altra regione” (dimenticando che molte le hanno governate loro e male). Il Pd grida ai quattro venti che “è tutta un’altra storia”. Un altrismo, quindi, utile per poter giustificare anche le eventuali future sconfitte. Se perderanno, infatti, sarà per colpa dell’altra Italia “berlusconizzata”. Mentre la loro altra sta su Marte.
RIPASSATA. Un tempo era sinonimo di ripassata in padella. Adesso ha a che fare con i massaggi alla schiena che Bertolaso si sarebbe fatto fare per rilassarsi. “Voglio farmi fare una ripassata”; e giù da noi ripartono gli scandali in salsa sessuale. Sospetto: perché l’inchiesta è partita alla vigilia della trasformazione della Protezione civile in Spa? Indaghiamo pure sugli interessi storici e burocratico-istituzionali che avrebbe colpito e demolito. Un vero terremoto…
NAZIONAL-POPOLARE. La sinistra soltanto vent’anni fa annoverava cantanti, registi, scrittori, giornalisti impegnati e ideologizzati. Erano la crema ideologica della società. E ad esempio, Lucio Battisti o Guareschi, non
impegnati, venivano considerati le bandiere della non-cultura e della non-canzone e del qualunquismo nazional-popolare serpeggiante (smentiti, però, dalla realtà dei fatti: numero di dischi e di copie vendute). La scorsa
settimana Bersani ha detto che andrà a Sanremo per assistere al festival e che nazional-popolare non è un termine di per sé negativo. Pensiamoci: nazione e popolo, due termini negati e fortemente contestati dal marxismo, nel nome e nel segno dell’internazionalismo proletario o del cosmopolitismo illuminista. E i
finiani doc, anziché gioire, si sono messi a rincorrere adesso, i cantautori impegnati (ancora di sinistra): Guccini, De Gregori etc. Se non è masochismo questo. E’ la famosa zappa sui piedi di certa destra che rappresenta la sinistra venti anni dopo, mentre Bersani fa pace con Toto Cutugno.
POLLAIO. E’ la nuova parola per indicare e definire le trasmissioni dove i politici danno il meglio di loro. Il contradditorio relativizza tutto o contribuisce alla libera informazione? Chi di par condicio colpisce di par
condicio perisce. I vari Santoro e Floris, inventori dei teoremi giudiziario-politici via etere, assertori della par condicio anti-Cavaliere, scoprono ora  che è bello non avere bavagli. Loro che del servizio pubblico hanno fatto
sempre un servizio privato.


FABIO TORRIERO

 

 IL TEMPO DELLE PAROLE del 9 febbraio 2010

 

C'E' CHI VINCE PERDENDO E CHI PERDE VINCENDO

 

Le parole della politica. Questa settimana "Il Tempo" ha scelto quelle più calde.


NAZIONAL-POPOLARE-AUTO. Fiat voluntas dei e infatti, in Italia si continua a fare la volontà della casa torinese che di italiano ormai ha ben poco. Sergio Marchionne, Luca Cordero di Montezemolo e Cesare Romiti ironizzano sulla questione-finanziamenti da parte dello Stato. E, da puri aziendalisti privati, pretendono briglie sciolte per fare profitto e aggregazioni ovunque. Insomma, la storia della socializzazione delle perdite e la privatizzazione degli utili sarebbe una fandonia. Peccato che la politica non la pensi così. Delle due l'una: o la Fiat è nata ieri e quindi può esternalizzarsi, delocalizzarsi come desidera; oppure è nata tanti anni fa, gode degli incentivi pubblici e da marchio italiano nazional-popolare deve comportarsi, anche a costo di essere generosa, con i suoi lavoratori... a partire da quelli di Termini Imerese.
NAZIONAL-POPOLARE-MUSICA. Se il Festival di Sanremo è l'autobiografia della nazione, non può ospitare, né accettare messaggi o modelli negativi. E la droga non può essere trattata con ambiguità, debolezza o pericolosi distinguo (differenza tra droghe pesanti o leggere). Quindi Morgan non deve cantare. Altra cosa è, invece, il rispetto che si deve cristianamente e non solo, a chi inizia a intraprendere un percorso di verità e recupero. Il centro-destra è per la linea dura, mentre il centro-sinistra è favorevole a concedere una chance. Quanti danni si fanno in nome del buonismo. E quanti sacerdoti da educatori (che sanno dire i sì e i no), sono diventati assistenti sociali neutrali. La cosa peggiore in questo momento sarebbe la solita soluzione pasticciata all'italiana: Morgan che canta fuori gara (e che vende tanto, grazie all'enorme pubblicità che tutti gli stanno facendo), magari con cantanti e complessi italiani e internazionali, abituali consumatori di sostanze stupefacenti. Un messaggio ambiguo e di impunità per troppi giovani afflitti dal dramma della droga.
NON HO L'ETA'. Per ora la partita tra magistrati dentro l'Italia dei valori, l'ha vinta Antonio Di Pietro. Lui almeno "ha preso una prateria (le macerie del Pd e del Paese berlusconizzato) e l'ha trasformata in un prato fiorito". Il suo delfino-rivale Luigi De Magistris ha rimandato la sua battaglia interna e la questione appoggio-De Luca in Campania si risolverà. Ammonendo, però il duce di Montenero di Bisaccia: "Ho vent'anni di meno". La battaglia di moralizzazione nell'Idv non sarà abbandonata. Attento Tonino: chi di moralismo giustizialista colpisce, di moralismo giustizialista perisce.
VINCIAMO PERDENDO. Dario Franceschini non si smentisce mai. Dopo il "ma anche" veltroniano, il delirio di innocenza (il bene che non può perdere) è di casa nel Pd. L'ex vice di Walter ha detto: "Speriamo di perdere poco". Così alle prossime elezioni, se il Pdl dato per straripante, vincerà senza maggioranze bulgare, avrà perso; e se il centro-sinistra perderà bene avrà comunque vinto.
FABIO TORRIERO 


IL TEMPO DELLE PAROLE del 2 febbraio 2010

 

IL BIPOLARISMO DA CAMERA DA LETTO

 

Le parole della politica. Questa settimana "Il Tempo" ha scelto quelle che si avvicinano alla battaglia per le regionali.


SESSO-LAZIO. Nel Lazio il riferimento alle disavventure personali e sessuali di Piero Marrazzo è evidente, riuscendo a contagiare la sloganistica dei candidati del centro-destra e a far nascere un nuovo bipolarismo "da camera da letto". Se, infatti, la "sinistra è in trans", la destra cerca di correre ai ripari terapeutici, ovviamente "per il bene dei cittadini". Usando, però, il medesimo metro. Luca Malcotti (Pdl), parla nei suoi manifesti di "Regione normale", alludendo all'anormalità della gestione-Marrazzo, sia dal punto di vista politico-amministrativo, sia intimo. Peccato si tratti del titolo del libro di Massimo D'Alema ("Un'Italia normale"), segno di un trasversalismo ideologico (si pensi al responsabile dell'immagine della destrista Renata Polverini, il dalemiano Claudio Velardi) che ormai imperversa, al punto che la Polverini sembra di sinistra (i suoi temi preferiti: la socializzazione, la difesa del Welfare, dell'assistenzialismo, del pubblico impiego, la comunità e la solidarietà etc); e la Bonino sembra di destra (liberista, fan del liberalismo, vuole smantellare il vecchio Welfare, è per i diritti civili come estrema declinazione dell'individualismo, è pro-Usa e pro-Israele). E, autentica chicca, il suo manifesto per le Regionali è vagamente littorio (così tanto per prendere voti dall'altra parte): "Con Emma per vincere".
Claudio Celori (Pdl) addirittura si appella nei suoi striscioni ad una Regione "finalmente diversa". E' la nemesi sessuale.
Dulcis in fundo, Renata Polverini: nella sua comunicazione c'è un po' di grammatica casual: prima "con te", sottintendendo "io" con te". Ora, nei successivi manifesti, "Insieme cambiamo", col noi sarkozista come soggetto. Speriamo che a tutto ciò non segua un disorientamento dell'elettore.


GARABOMBO-WALTER. Veltroni come Romano Prodi. Monumenti ingombranti ma soprattutto invisibili dentro il Pd in perenne crisi di leadership, idee e programmi. Walter si è paragonato a Garabombo, il protagonista di uno dei romanzi dello scrittore peruviano Manuel Scorza. Un personaggio che ha il dono dell'invisibilità e che sfrutterà questa sua capacità per spingere i comuneros alla rivolta. Chi siano i nemici dei comuneros dentro il Pd oggi (l'equivalente dei latifondisti) è evidente: don Baffino della Plata.


LA VIA ITALIANA AI FORNELLI. Come ha detto Anna Maria Bernini, portavoce vicario del Pdl e candidata governatore in Emilia Romagna per il centro-destra, a proposito della politica dei due forni di Pier Ferdinando Casini. Ma in Puglia, correndo da solo (con la candidatura di Adriana Poli-Bortone) i forni sono tre.


PROCESSO BREVE. Lo fa l'Unm nei confronti di Silvio Berlusconi: perseguito e condannato in direttissima, senza nemmeno appello e Cassazione.

 

 

 

 

IL TEMPO DELLE PAROLE del 26-01-2010

 

ESECUZIONI A PORTATA DI MANO            

 

Le parole della politica. Questa settimana "Il Tempo" ha scelto quelle più “militari” che ruotano intorno alle aule di Tribunale.

 

Plotoni di esecuzione. Così vengono definite dal premier Berlusconi le sue imputazioni,  dopo che il Senato ha approvato il ddl che istituisce il cosiddetto processo breve tra le proteste delle opposizioni. A capo del plotone che lo vorrebbe morto, una classe politica intellettualmente disonesta come la definisce lo stesso presidente del Consiglio. Leggiamola questa disonestà: il segretario del Pd, Pierluigi Bersani definisce la scelta della maggioranza "la cosa peggiore che si potesse fare, distruggere migliaia di processi, lasciare senza giustizia migliaia di vittime per salvare uno solo" (da interpretare: Craxi almeno se ne andò in esilio); per Antonio Di Pietro, infine, "siamo di fronte ad un regime fascista, piduista ma anche mafioso" (da interpretare: la giustizia sono io e quello che penso io).

 

Banda “verde” armata. Lega Nord a processo. Rinviati a giudizio Gian Paolo Gobbo e altri 35 esponenti della Lega. Attraverso le Camicie verdi si sarebbe costituita una vera e propria associazione a carattere militare, con lo scopo di conquistare l’autonomia della Padania dall’Italia. Dovranno rispondere del reato di costituzione di banda armata. Nel panorama dei processi mancava una spruzzata di verde, dopo quella di blu pidiellino e quella al profumo di garofano. E la spruzzata di rosso, a parte il sangue che in nome dei processi si è versato, a quando? Ennesime “assenze” all’orizzonte...

 

Sequestri da caserma.. Processo Global forum, 10 poliziotti condannati per sequestro di persona. Il 17 marzo 2001, al termine delle manifestazioni per il Global forum, furono portati nella caserma «Raniero Virgilio» di Napoli 85 ragazzi, che lì vennero insultati e minacciati. La rete No Global presentò un libro bianco sui pestaggi con le testimonianze dei ragazzi. Una richiesta alla stessa rete “editoriale”di disobbedienti: sia redatto un libro bianco anche dei negozi distrutti, dei cassonetti, delle strade, delle macchine dei privati e altro che al loro passaggio, spesso, vengono danneggiati. Scrivete pure, ma non riscrivete la storia e quel diritto alla sicurezza collettiva che si chiama ordine pubblico.
 
Pier Silvio a processo. Mediatrade: un processo che farà bene al premier. Oggetto dell'inchiesta, la compravendita di diritti tv. Il premier dovrebbe  rispondere di «appropriazione indebita», coinvolti anche il figlio Pier Silvio e l’amico Confalonieri. Questa volta ha dichiarato: «Se la prendono anche con la mia famiglia. Ogni volta, prima delle elezioni mi fanno questo regalo...». A ben guardare, qualche sospetto nasce sulla pervicace volontà di sottoporre a processo Silvio Berlusconi spesso, troppo spesso, in prossimità con il voto elettorale. La chiusura delle indagini avrà pure provocato l'indignazione di Berlusconi come riportano i giornali, ma a quella degli italiani stufi di pagare per  una giustizia che molto spesso si rivela nell’errore, chi pensa?

FABIO TORRIERO

 

IL TEMPO DELLE PAROLE del 19-01-2010

 

POLVERINI DI SINISTRA, BONINO DI DESTRA

 

Le parole della politica. Questa settimana "Il Tempo" ha scelto quelle più
roventi di inizio campagna elettorale.

 

POLVERINI DI SINISTRA. Nel gioco del bipolarismo schizofrenico all'italiana e non all'inglese o all'americana (dove i conservatori sono conservatori e i progressisti sono progressisti), anche la comunicazione e l'ideologia dei candidati governatori alle nostre prossime regionali non sfuggono all'anomalia.
Cominciamo "scherzosamente" dal Lazio. Renata Polverini, aspirante governatrice della Regione per il centro-destra, non nasconde le sue origini non di destra.
Da sindacalista (segretario generale dell'Ugl) ha sempre evitato accostamenti politici e partitici. Ha sposato un ex dirigente della Cgil e ha "flirtato" ai tavoli di governo con la Triplice, tanto da meritarsi l'appellativo da parte di Vittorio Feltri di "Epifani in gonnella". Considera la socialità un presupposto trasversale e difende il Welfare assistenziale, esattamente come la sinistra (pubblico impiego, pensionati). E per finire, frequenta volentieri salotti culturalmente corretti e ha chiamato a dirigere la sua comunicazione il dalemiano Claudio Velardi. Il suo manifesto per le regionali "Con te" è privo dei loghi della sua coalizione e la vede vestita di rosso fiammante. E il suo secondo slogan ("Una Regione normale"), assomiglia molto al titolo del libro di Massimo D'Alema "Un paese normale".

BONINO DI DESTRA. E chi ci dice che Emma Bonino sia di sinistra? Proviamo a
decifrare il suo pensiero politico. Si considera liberale in politica e
liberista in economia. Quando parla di diritti civili lo fa come estrema declinazione delle libertà individuali (se non sbagliamo è a sinistra che c'è
l'esaltazione della comunità, della collettività e dello statalismo). Al tempo
delle riforme si espresse favorevolmente per un modello all'americana,
presidenzialismo compreso. In politica estera è filo-occidentale, filo-Usa e
filo-Israele (a differenza di certa destra geneticamente vicina ai Palestinesi). Sui temi etici la pensa spesso come il presidente della Camera Gianfranco Fini. E' una grande sostenitrice della comunità di Sant'Egidio.

CRAVATTE. Finalmente spiegato il motivo della politica dei due forni da parte di Pier Ferdinando Casini. Non è rientrato nel centro-destra per colpa di Fini: "Invidio le sue cravatte: ne mette certe con gli elefantini, i pettirossi, gli uccellini e i pisellini. Gli ho consigliato di cambiare, ma niente da fare".

USA D'ITALIA. Il coniglio dal cilindro, ossia le vere proposte per le riforme
dello Stato, l'ha fatto uscire il ministro dell'Interno Roberto Maroni. Basta
col federalismo fiscale, con la secessione. D'ora in poi la Lega costruirà il
federalismo nazionale, per arrivare non alla seconda Repubblica, ma agli Stati Uniti d'Italia.

CON TE. Lo slogan della Polverini è stato mutuato da Gianfranco Fini in
funzione anti-padronale-aziendale, durante l'ultimo incontro con Silvio
Berlusconi: "Caro Silvio io lavoro con te, non per te".
FABIO TORRIERO

 

COMUNICATO STAMPA
 

 

Mercoledì 20 gennaio a Roma, presso Palazzo Ferrajoli, la collana “I libri de il Borghese” presenta Il Presidente, il Papa e il Primo Ministro, del grande giornalista anglosassone John O’Sullivan.

 
UN RITRATTO INEDITO DI RONALD REAGAN, GIOVANNI PAOLO II E MARGARET THATCHER

 

Dopo più di trent’anni per iniziativa dell’editore Luciano Lucarini rinasce la storica collana I libri de il Borghese, che negli anni ’60-‘70 fu portata al successo da Mario Tedeschi, successore di Leo Longanesi fondatore dell’omonimo settimanale, pubblicando grandi autori come Vintila Horia, Raimond Cartier, Giuseppe Prezzolini e John F. Kennedy col suo “I ritratti del coraggio”.

Il ritorno della collana viene inaugurato da “Il Presidente, il Papa e il Primo Ministro”, di John O’Sullivan pubblicato da I libri de Il Borghese, serie 2010, che verrà presentato a Roma mercoledì 20 gennaio 2010 alle ore 18.00 presso Palazzo Ferrajoli. Interverranno Roberto Arditti, direttore de Il Tempo, Marcello Veneziani, giornalista, scrittore ed editorialista de Il Giornale, Francesco Borgonovo, capo servizio cultura di Libero, Marco Ferrazzoli, giornalista e vicepresidente di Lettera 22, Fabio Torriero, direttore de La Destra delle Libertà, e Luciano Lucarini, editore di Pagine.  

John O’Sullivan, affermato giornalista ed ex-scrittore di discorsi per la Thatcher, rivela ai suoi lettori, tutti i segreti politici e autobiografici di tre grandi personaggi: il Presidente Usa Ronald Reagan, Papa Giovanni Paolo II e il Primo Ministro inglese Margaret Thatcher. L’autore ha lavorato durante la presidenza di Reagan come corrispondente da Washington, è stato consigliere speciale della Lady di ferro e ha scritto regolarmente sul tema dell’influenza di Papa Giovanni Paolo II e della Chiesa Cattolica sulle relazioni internazionali. O’Sullivan nel suo libro ricorda come questi personaggi sono ascesi al vertice della politica mondiale, che tutti e tre sono sopravvissuti ad attentati alla loro vita, e soprattutto di come hanno collaborato alla miracolosa liberazione pacifica dell’Europa Orientale dal comunismo sovietico e rinvigorito i propri rispettivi Paesi e l’Occidente intero. Inoltre, l’analisi attenta del giornalista si sofferma su come essi hanno rappresentato segnali di ottimismo nel contesto di un America di fine anni settanta afflitta da malessere e sconforto, una Gran Bretagna post-coloniale dominata dagli scioperi ed economicamente moribonda, ed una Chiesa Cattolica scossa da rivoluzioni di ordine sociale e sessuale. Oggi, mentre il mondo si confronta con un nemico nuovo e forse più letale del comunismo sovietico, si avverte il bisogno di ripassare le poderose lezioni impartite da questi tre grandi leader che hanno ravvivato la Fede, il Benessere e la Libertà dell’Occidente

 

 

COMUNICATO STAMPA

 

Roma, 7 gennaio 2010 (Adnkronos) 

 

Ecco come sarà il 2010 italiano. La “Destra delle Libertà” diretta da Fabio Torriero, nel numero in edicola, si interroga su quali saranno gli ultimi Padri della Patria. Svelata la guerra tra Bonaparte e Robespierre, aspettando Re Mida. Si dividono intellettuali, politici e giornalisti come Piero Sansonetti direttore de Gli Altri, Fabio Granata leader dell'ala finiana nel Pdl e vice presidente della Commissione parlamentare antimafia, Vittorio Zincone giornalista del Corriere della Sera Magazine, Anna Maria Bernini, portavoce vicario del Pdl e membro Commissione Affari Costituzionali, e Raffaele Volpi deputato della Lega Nord. Il dibattito è acceso. Se per molti è facile individuare in Silvio Berlusconi Bonaparte e in Antonio Di Pietro Robespierre resta l'incognita Re Mida. Per Piero Sansonetti «in Italia, al contrario di quello che dice l'opposizione, c'è un grado di libertà altissimo e Pierferdinando Casini vista la sua grande personalità politica potrebbe essere il nuovo Re Mida». Mentre per Fabio Granata il Re Mida italiano è «il presidente della Camera Gianfranco Fini, la prospettiva naturale del dopo Berlusconi». Invece per questo ruolo Vittorio Zincone ha in mente «Luca Cordero di Montezemolo» anche se vede bene «per palazzo Chigi Bersani, Rutelli, Fini e Tremonti». Una cosa è certa, dal dibattito emerge che il governo Berlusconi è forte come sostiene Raffaele Volpi in quanto «il rapporto Lega-Pdl è un'alleanza salda e solida». A conclusione del dibattito Anna Maria Bernini lancia un suggerimento «attenzione cari colleghi: a forza di evocare il rischio Bonaparte ci si trova tra le braccia di Robespierre».

 

IL TEMPO DELLE PAROLE 5 gennaio 2010

 

RIFORME E CONTRORIFORME: DALLA BOZZA VIOLANTE AI BOZZI A VIOLANTE

 

Le parole della politica. Questa settimana "il Tempo" ha scelto quelle del dopo-feste.


REGALI DI CAPODANNO. L'aggressione al premier ha ottenuto lo scopo di far abbassare i toni alla politica. Ricordate quando Silvio Berlusconi dava del comunista ("sappiamo da quale parte proviene") al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano? Adesso tra Palazzo Chigi e il Quirinale è riscoppiata la pace. Silvio, dopo il discorso di fine anno, ha telefonato a Napolitano: "Grazie per avermi citato". Ma subito dopo, ha rispolverato la sua provvidenziale capacità di legittimare religiosamente (da Unto del Signore) amici e interlocutori: "Bravo, bravissimo, veramente il miglior messaggio che lei abbia fatto finora". Come dire, gli altri discorsi erano da bocciare, erano.... da “proveniente”. 


BOZZI A VIOLANTE. Il 2010 sarà l'anno delle riforme. L'impegno, almeno sulla carta, è corale: si deve ripartire dalla bozza-Violante. Ma dalla “bozza” ai “bozzi” il passaggio è breve: federalismo, "chiacchiere" per Umberto Bossi; premierato, ma condito con il sistema elettorale tedesco, presidenzialismo per Maurizio Gasparri; disponibilità da parte di Pier Luigi Bersani; alto là da Rosy Bindi e da Antonio Di Pietro: "Tutto fuorché il presidenzialismo e le leggi ad personam". Insomma, un film già visto. E Luciano Violante sarà l'ennesima vittima sacrificale di questo gioco di finzioni buoniste, molto ipocrite.


EPIFANI IN GONELLA. Vittorio Feltri l'ha definita "Epifani in gonnella", cioè una finta destrista, in realtà molto di sinistra. Le prove sarebbero la sua leadership nel sindacato, la sua visione trasversale dei problemi dei lavoratori e il fatto di avere un marito ex dirigente della Cgil. Ma lei, Renata Polverini, segretario dell'Ugl, candidata-governatrice del Lazio per il Pdl alle prossime regionali, non si scompone. La socialità non è etichettabile ideologicamente. E' un problema di Feltri quello di dare del sinistro a tutti i “finiani” (invisi a Lega e ai berluscones ultraliberisti). I risultati comunque si vedono: il direttore del "Fatto" Antonio Padellaro ha incoronato la Polverini come il "candidato bipartisan". Polverini.... di stelle. 


INTERNET PD. Il Pd sta proprio messo male. Dopo il caso-Puglia (Michele Emiliano) anche il caso-Lazio. Non si riesce a trovare un candidato della coalizione di centro-sinistra che porti il peso di sostituire Piero Marrazzo. Il partito le ha provate tutte: le sezioni, le primarie. Al punto di rivolgersi anche a Internet: un gruppo nutrito di persone, via Facebook, ha proposto l'economista Loretta Napoleoni. Che a sua volta ha proposto: "Buttiamo via la zavorra dentro il partito e mettiamo in lista più donne". Tardo-femminismo virtuale. 


OBAMA BIN LADEN. Il giovane presidente degli Usa Barack Obama sta sconvolgendo i progressisti doc. Ha vinto sulla sanità pubblica ma sta ricalcando le teorie di Bush, per quanto riguarda l'Afghanistan e la possibilità di colpire militarmente ovunque si annidi il terrorismo islamista, Yemen compreso. Da Obama a Osama?


FABIO TORRIERO

 

 IL TEMPO DELLE PAROLE 8 dicembre 2009

 

LA REPUBBLICA DEI VIOLA E DEGLI SPATUZZA-SPUTAZZA

 

Le parole della politica. Questa settimana “Il Tempo” ha scelto quelle più piazzaiole e forcaiole.


NO B DAY. Dopo “No Prodi no tax”, adesso è successo anche al premier. Il giorno in piazza tutto dedicato a lui, anzi contro di lui. Perché una cosa è certa: c’è più berlusconismo negli antiberlusconiani, che nei suoi fan di centro-destra. Nel senso che ogni critica morbosa, privata, politica, psicologica, antropologica rivolta al Cavaliere, mira inconsciamente a un modello perfetto. In realtà, i suoi nemici lo vorrebbero immacolato, puro, realmente onnipotente, visto che non gli perdonano qualsiasi cedimento o debolezza.
I viola (fiorentini) del sabato “No B day, làddove per lato b non si intende Bertinotti o Buttiglione (bei tempi quelli del lato c), sono l’ultima mutazione genetica dei girotondini, dei movimenti, del popolo dei fax, delle liste civiche, dei grillini, dei dipietrini, dei de magistrisini, dell’estrema sinistra giacobina, dei travaglini e santorini: li accomuna il moralismo giustizialista e la pretesa di incarnare religiosamente il bene, la democrazia, la costituzione, la giustizia e ovviamente, l’etica. Non a caso in piazza c’era Nanni Moretti e c’era Dario Fo, ossia le bandiere di questa superiorità razziale, e le frasi più ricorrenti dei viola sono state del tipo “sono qui per un dovere morale, per un obbligo morale” etc. 


SPATUZZA-SPUTAZZA. Che Repubblica è quella che sta appesa (rischiando di compromettere la regolarità istituzionale e la governabilità) alle dichiarazioni (parole-sputi) di un pentito a orologeria (Gaspare Spatuzza), di un collaboratore di giustizia che si sveglia quando dice lui, di un uomo che ha collezionato stragi, omicidi e ha squagliato nell’acido un bambino? Sospetto: per la bravura di questo governo a combattere la mafia e per ingraziarsi magistrati politicamente schierati accecati dall’odio anti-Silvio?
Ma “Repubblica” ha già risposto: non è merito di Palazzo
Chigi, ma dei Carabinieri (come se non dipendessero dai ministri in carica). E allora a noi cittadini “normali-anormali”, non ci resta che farci decidere le liste elettorali dalle inchieste e i governi dai pentiti.
Se questa è l’attuale Repubblica meglio la monarchia.


LA QUESTIONE CATTOLICA. E’ proprio vero: il partito cattolico trasversale, colpisce a 360 gradi. Attratto dalla politica di centro-destra, più vicina ai suoi valori, evidenzia la metastasi nel Pd. Non a caso, Pier Luigi Bersani, appena messo sul trono, non riesce a contenere la sua prima crisi interna. Dopo Francesco Rutelli, che con Pier Ferdinando Casini, costituirà il nuovo partito dei cittadini e della nazione, nell’occhio del ciclone ora Paola Binetti, che sta usando il cilicio da molto tempo (teme gli anatemi del partito, lei che di anatemi se ne intende), Enzo Carra, Luigi Bobba, corrono il rischio di seguire Dorina Bianchi, in fuga verso l’Udc. E Franco Marini, Beppe Fioroni e Renzo Lusetti, dovrebbero seguirli a ruota.


FABIO TORRIERO

 

IL TEMPO DELLE PAROLE 1 dicembre 2009


CHI FUNZIONA MEGLIO?


Le parole della politica. Questa settimana "Il Tempo" ha scelto quelle ruotano intorno alle funzioni.
 
NAPOLITANO AL COMANDO. Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha lanciato un appello alla politica italiana, quello di fermare la spirale di crescente drammatizzazione: non solo fra partiti ma addirittura fra istituzioni, tenendo presente che niente può far cadere un governo se conta su una maggioranza coesa. E come se non bastasse, a scanso di equivoci, ha anche fatto sapere che quanti appartengono all'istituzione preposta all'esercizio della giurisdizione si devono attenere rigorosamente allo svolgimento di tale funzione.
Speriamo tutti che questo discorso “funzioni” davvero e che tutte le Funzioni dello Stato se lo ricordino.
 
BERLUSCONI AL TELECOMANDO. Silvio Berlusconi si è sfogato dai giovani del Pdl, dopo le voci che lo vorrebbero (e come se lo vorrebbero) indagato per mafia assieme a Marcello Dell’Utri. Con una sorridente minaccia “al telecomando” ha fatto sapere che strozzerebbe chi fa libri e film come "La Piovra”. E Placido, placidamente, gli ha ricordato, come primo avvertimento, che si dovrebbe strozzare da solo perché il film  'Il capo dei capi' e' un prodotto di Canale 5. Un botta e risposta tutto da ridere.
Berlusconi-marito non è certo stato meno spiritoso. L’ironia ha colpito le richieste economiche avanzate dalla moglie Veronica Lario per il divorzio. Un menù costoso non potrà più permetterselo… Berlusconi in funzione premier e in funzione marito non dimentica mai di essere un bravo intrattenitore, comunicatore e anche un ottimo “avvocato” delle cause che molti vorrebbero perse.
 
IMMIGRATI ALLA FINI-BOSSI. Il presidente della Camera Fini è perché venga estesa la cittadinanza. Bossi ringrazia per l’idea, ma controbatte che il partito dello stesso Fini non darà mai un voto agli immigrati. È la grande sfida della nuova cittadinanza, che la si voglia o meno, tutti ne parlano e nessuno la fa, sempre di più. Il principio è che la casa che accoglie deve essere amata. Sarà difficile “misurare” l’amore verso il Paese che sia scelto come Patria, ma una disfunzione oggi c’è e qualche bravo “medico” dovrà intervenire a sanare questa situazione. Sarkosismo o no, leghismo o no, proviamo a togliere tutti questi “ismo” e iniziare a ragionare.
 
FEDE, SPERANZA E CURA. Il primo dicembre (oggi ndr) si celebra la Giornata mondiale contro l'Aids. Il Papa, nella sua funzione di primo uomo (inter pares) della Chiesa, continua la sua battaglia soprattutto all’ignoranza del cuore. Lasciando da parte le polemiche (che comunque sono il sale della vita), la comunità cristiana attraverso le istituzioni ecclesiastiche e il personale a ciò dedicato smentisce l’assenza di vicinanza degli uomini di Dio ai malati di Aids, assistiti nella loro missione da numerosi operatori nel mondo. Con una differenza però: le medicazioni non sono solo esterne, il malato è prima un uomo.
Fabio Torriero

IL TEMPO DELLE PAROLE 24 novembre 2009

LA REPUBBLICA DEI DIALETTI E DELLE PAROLACCE

Le parole della politica. Questa settimana Il Tempo” ha scelto quelle più prosaiche circolate a Palazzo.

STR..NZO. Era la passione (innocentemente trasgressiva) dei ragazzini che, analizzando la composizione chimica di certe acque minerali, vedevano lo stronzio campeggiare tra gli elementi minoritari: appena lo 0,5%. Infatti, nel lessico politico, a differenza della strada, la parola è ancora poco usata. L’ha (ri)portata alla ribalta il presidente della Camera, Gianfranco Fini, in viaggio nelle periferie romane (è intervenuto ad un convegno presso un centro interculturale “Semina-Semina”). E ha usato il termine stron…zo, a proposito di chi è razzista. Intercalare subito condito da un “paraculo”, riferendosi agli immigrati regolari che aspirano alla cittadinanza breve. Fini, in realtà, ha compiuto una brillante azione di comunicazione: gli extracomunitari non conoscono la nostra lingua, ma almeno capiscono le parolacce (serve all’integrazione). Così, tra dialetti leghisti e parolacce degli immigrati stiamo “costruendo velocemente” l’Italia del futuro. E la Lega? Il ministro Roberto Calderoli, l’inventore della “porcata”, ha detto che, al contrario, fa una “stronzata” chi illude gli stranieri a venire da noi, paese del Bengodi. E come se non bastasse, il ministro Altero Matteoli, volendo difendere il suo ex capo di An, ha peggiorato le cose: “Fini l’ha detta perché parlava in una borgata”. Come dire, al centro storico si parla italiano, in periferia è normale dire parolacce. E’ un razzismo rovesciato?


CALCIO DI RIGORE. Settimana all’arsenico per Giulio Tremonti. C’è in atto una vera e propria guerra tra ministri. Renato Brunetta odia il super-ministro economico, reo di essere intrattabile e di dire sempre no agli altri (di chiudere o aprire i rubinetti finanziari a suo piacimento). Per Brunetta “il Tesoro è una iattura, e il governo è commissariato dal suo egemonismo opaco”. E il Cavaliere? Ha difeso il suo malsopportato collaboratore: “La linea del rigore è giusta”. Immediata la replica di Claudio Scajola, relativa alle turbolenze nella maggioranza: “Il governo e il Pdl non sono una caserma, ma nemmeno un albergo a ore”. Dalla Casa-Casino delle Libertà all’albergo a ore. Di questi tempi (a scandali sessuali), chi ne ha più ne metta.


LIQUIDO-PESANTE. Il premier Silvio Berlusconi ha coniato un buon ossimoro: “La maggioranza è solida, ma stare in Parlamento è pesante”. Il che decodificato, vuol dire che la maggioranza è liquida. Suggerimento: visto che il decisionismo del governo è apprezzato dal popolo che gradisce il rapporto diretto con le istituzioni (il centro-destra per Renato Mannheimer, ha il 48%, mentre il Pd è sotto il 30%), perché non spinge sul presidenzialismo? Il decisionismo senza regole è bonapartismo, con le regole è gollismo. In tal modo si lascia alla sinistra la difesa degli orpelli ottocenteschi della democrazia parlamentare che non è l’unico sinonimo di libertà e democrazia.


FABIO TORRIERO

IL TEMPO DELLE PAROLE 17 novembre 2009

UNA REPUBBLICA BASATA SUL SUINO

Le parole della politica. Questa settimana "Il Tempo" ha scelto le più strane che trionfano a Palazzo.


PORCELLEIDE. Da Roberto Calderoli a Pier Ferdinando Casini, la declinazione del suino regge, anzi domina la scena. Anche il leader dell'Udc, infatti, non ha resistito, definendo il ddl, varato dal governo, sul processo breve, "una porcheria". Stessa definizione ("una porcata") che dette il leghista a proposito della sua personale creatura: il sistema elettorale di nominati dalla casta. Se è vero che in ogni critica c'è un'autobiografia, evidentemente siamo in un paese di "maiali" di cui, come è noto, non si butta nulla e..... invece si dovrebbe buttare molto.


REL. Dopo i partiti pure i cosiddetti think tank, brillano per contorsionismi lessicali e acronimi da mal di testa. L'ultimo arrivato è il nuovo pensatoio di Fabrizio Cicchitto, potente presidente dei senatori del Pdl, che aggrega intellettuali, politici, giornalisti, docenti e studiosi. Il nome è Rel (Riformismo e Libertà), a metà tra una sigla elettrica, un detersivo e un medicinale. Rel si aggiunge ai già affermati cenacoli, con sigle "originali", del centro-destra, Fare Futuro (più da sceneggiato televisivo), presieduto dal presidente della Camera, Gianfranco Fini, Magna Carta (a quando la lista dei vini?) di Gaetano Quagliariello, la Fondazione Craxi (operazione-nostalgia) e la Fondazione Free (l'intestazione di un night club o l'ultimo abito di moda) del ministro Renato Brunetta. Rel ha lo scopo forse di rubare la scena a Red, la speculare iniziativa (sembra una bibita, tipo Red bull) di Massimo D'Alema e Giuliano Amato, emanazione della Fondazione Italiani-Europei. Da Red, quindi, a Rel. E poi dicono che in Italia mancano le idee brillanti. 


RECESSIONE. Fino a qualche mese fa eravamo nella crisi più nera. Ora arrivano segni di ripresa. Prima l'Ocse, adesso i dati della Banca d'Italia: l'Italia sta uscendo dalla recessione, il Pil è tornato a crescere (più 0,6%). Come la mettiamo con i disfattisti della sinistra che ironizzavano sull'ottimismo del Cavaliere?


LE NOTTI DI SILVIO. Tempi difficili per il sonno del premier. E' giallo sulla sua sicurezza. Silvio Berlusconi da giorni trascorre le notti a Palazzo Chigi, negli appartamenti istituzionali che lui ha sfruttato molto poco. Perché ha lasciato la sua amata residenza romana di Palazzo Grazioli? In ambienti accreditati si parla di pericolo-terrorismo (nel computer del kamikaze libico Mohamed Game, che il 12 ottobre ha compiuto un attentato alla Caserma "Santa Barbara" di Milano, è stato ritrovato un dossier sul premier) o di pericolo-mitomani. Una cosa è certa: Silvio non dorme mai. A Palazzo Grazioli si distraeva, a Palazzo Chigi studia le carte della Finanziaria e della sua separazione.


COSENTINO. Sì ai processi brevi, no alle candidature decise dalla magistratura, che accelera su inchieste tenute nei cassetti. Giustizia a orologeria.

 
FABIO TORRIERO

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Il Tempo delle parole da il quotidiano IL TEMPO del 27 ottobre 2009

"La superiorità etica.. della sinistra" di Fabio Torriero

Articolo citato durante la trasmissione di Ballaro' del 27 ottobre 2009 dal Ministro della Difesa La Russa http://www.youtube.com/watch?v=aphJ6X-J5YM

 

 

 

 

 

ALTRISMO. La sinistra, custode del vero e del bene, afflitta da religiosa superiorità morale e dalla nota “sindrome di innocenza” (la colpa è sempre degli altri), consapevole di aver perso la testa, di non riuscire più a capire il proprio tempo, oltre ad essere negativa, depressa, superata e troppo ideologica, ha battezzato la nuova filosofia “altrista”. Basti osservare i manifesti che campeggiano per Roma e dintorni. Pier Luigi Bersani, ci dice che vuole “un’altra Italia”; tutti i candidati per le prossime regionali ci dicono che vogliono “un’altra regione” (dimenticando che molte le hanno governate loro e male). Il Pd grida ai quattro venti che “è tutta un’altra storia”. Un altrismo, quindi, utile per poter giustificare anche le eventuali future sconfitte. Se perderanno, infatti, sarà per colpa dell’altra Italia “berlusconizzata”. Mentre la loro altra sta su Marte.

RIPASSATA. Un tempo era sinonimo di ripassata in padella. Adesso ha a che fare con i massaggi alla schiena che Bertolaso si sarebbe fatto fare per rilassarsi. “Voglio farmi fare una ripassata”; e giù da noi ripartono gli scandali in salsa sessuale. Sospetto: perché l’inchiesta è partita alla vigilia della trasformazione della Protezione civile in Spa? Indaghiamo pure sugli interessi storici e burocratico-istituzionali che avrebbe colpito e demolito. Un vero terremoto…

NAZIONAL-POPOLARE. La sinistra soltanto vent’anni fa annoverava cantanti, registi, scrittori, giornalisti impegnati e ideologizzati. Erano la crema ideologica della società. E ad esempio, Lucio Battisti o Guareschi, non impegnati, venivano considerati le bandiere della non-cultura e della non-canzone e del qualunquismo nazional-popolare serpeggiante (smentiti, però, dalla realtà dei fatti: numero di dischi e di copie vendute). La scorsa settimana Bersani ha detto che andrà a Sanremo per assistere al festival e che nazional-popolare non è un termine di per sé negativo. Pensiamoci: nazione e popolo, due termini negati e fortemente contestati dal marxismo, nel nome e nel segno dell’internazionalismo proletario o del cosmopolitismo illuminista. E i finiani doc, anziché gioire, si sono messi a rincorrere adesso, i cantautori impegnati (ancora di sinistra): Guccini, De Gregori etc. Se non è masochismo questo. E’ la famosa zappa sui piedi di certa destra che rappresenta la sinistra venti anni dopo, mentre Bersani fa pace con Toto Cutugno.

POLLAIO. E’ la nuova parola per indicare e definire le trasmissioni dove i politici danno il meglio di loro. Il contradditorio relativizza tutto o contribuisce alla libera informazione? Chi di par condicio colpisce di par condicio perisce. I vari Santoro e Floris, inventori dei teoremi giudiziario-politici via etere, assertori della par condicio anti-Cavaliere, scoprono ora che è bello non avere bavagli. Loro che del servizio pubblico hanno fatto sempre un servizio privato.


FABIO TORRIERO

 

 

 

 
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IL TEMPO  16/01/2010
 
INTERVISTA A J. NAVARRO VALLS
 
di Fabio Torriero
 
 
«Mi dispiace per le polemiche, ma la decisione di visitare la Sinagoga di Roma, da parte di Papa Ratzinger, non è soltanto un gesto di continuità con Giovanni Paolo II, ma lo è anche con sé stesso». Conversare con Joaquin Navarro-Valls, direttore della Sala Stampa della Santa Sede, dal 1984 al 2006 (il periodo di Giovanni Paolo II), tornato ora a fare il professore di medicina, non è facile. Solare e riservato, parla con elegante e profonda semplicità. Una comunicazione efficace dai Papi al suo ultimo libro «A passo d'uomo». L'incontro con lui per «Il Tempo», è avvenuto a Saronno, dopo un dibattito con i lettori. Sala gremita, manifestazione organizzata dall'associazione «Satelios», presieduta dall'imprenditore Gianfranco Librandi.

Professore, in che modo questa continuità tra i due Pontefici?
«Ricordo a tutti che nel primo viaggio di Benedetto XVI, in Germania, pochi mesi dopo la sua elezione, visitò la Sinagoga di Colonia. Nel suo secondo viaggio, visitò in Polonia il Campo di sterminio di Auschwitz. E nel suo viaggio in Terra Santa, visitò lo Yad Vashen e il Muro di Gerusalemme. Mi pare che la scelta di domenica sia molto trasparente con l'atteggiamento della Chiesa e dei suoi Pontefici, riguardo il popolo ebraico».
Parliamo ora del suo libro "A passo d'uomo" e degli incontri con i personaggi che hanno fatto la storia: quale era la differenza tra l'anticomunismo di Reagan e quello di Giovanni Paolo II?
«L'anticomunismo di Reagan era politico, legato alla spartizione europea di Yalta. Il presidente degli Usa parlava di Unione Sovietica come dell'impero del male, contrapponeva Occidente a comunismo, libertà e mercato a dittatura statalista. Il Santo Padre, invece, andava al cuore degli uomini, parlava di dignità e rispetto della persona, di autocoscienza dei popoli dell'Est, che una volta tornati "loro stessi", si sarebbero liberati del regime».
Cosa resta oggi del comunismo, dopo la caduta del Muro del 1989?
«Il comunismo marginale oggi, nelle poche società dove governa ancora, resta nella mentalità dei leader ogni qualvolta risorge la pericolosa e utopistica idea di "uomo nuovo". Un'impostazione ideologica della realtà che porta inevitabilmente a sistemi totalitari disumani, come si è visto nel Novecento».
Ali Agca, sarà liberato. Nell'incontro in cella con Papa Wojtyla, aveva chiesto di essere perdonato?
«Non so adesso, ma certamente nell' incontro con papa Wojtyla non chiese perdono. Era ossessionato dal segreto di Fatima e dalla inquietante coincidenza tra l'apparizione della Beata Vergine e il suo attentato al Sommo Pontefice: il 13 maggio».
Il suo pensiero sulla sentenza della Corte Europea di Giustizia a proposito dei crocifissi....
«Se le istituzioni di qualsiasi natura, perdono credibilità è per decisioni sbagliate. Come quella del crocifisso, che rappresenta un'identità storica, un simbolo universale, non una prevaricazione confessionale. È come se togliessimo Giotto e il Caravaggio dai musei pubblici visitati dalle scuole, perché potrebbero disturbare altre identità o sensibilità».

Cosa pensa del dibattito italiano sui temi etici che divide la nostra politica?
«I confronti legislativi sui temi etici in Italia, come in Europa, poggiano su una vecchia contrapposizione tra laici e cattolici. Bisogna trovare delle nuove sintesi».
Giovanni Paolo II era d'accordo con i cattolici nei diversi partiti o preferiva un partito unico dei cattolici?
«Non contano le formule, sono importanti i principi, i risultati e l'indirizzo complessivo di una società».
Cosa vuole la gente dalle istituzioni e dai governi?
«Per essere credibili le istituzioni devono saper affermare valori e saper decidere. Ma per far ciò ci vuole un clima di dialogo».
Gli italiani sono un popolo unito?
«Gli italiani devono riacquistare la fiducia in loro stessi. Sono portatori di una grande tradizione. L'identità è il presupposto di ogni politica, dall'economia all'integrazione. Chi sa chi è, non ha paura dell'altro. Chi non sa più chi è, vede l'altro come una minaccia, un pericolo».
Giovanni Paolo II infatti, ricomprese il valore della nazione in quello universale del messaggio cristiano...
«Giovanni Paolo II riconciliò il valore universale del messaggio cristiano con il valore di nazione. Non dimentichi che era polacco e che la religione cattolica in Polonia è parte integrante e costitutiva dell'identità nazionale».
Qual è la differenza nel messaggio e nella comunicazione tra Papa Giovanni Paolo II e l'attuale Papa Benedetto XVI?
«Il messaggio è sempre lo stesso, ma con accenti diversi. Tutti ricordiamo il cuore di Giovanni Paolo II. E Benedetto XVI, in un'epoca di grande sfiducia della ragione umana, sta facendo una magnifica pastoralità dell'intelligenza».
 

 


 

 

 
 

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